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DOLORE E CONTUSIONI

mercoledì, giugno 3rd, 2009

Il dolore conseguente ad un trauma psichico o fisico, è alleviato rapidamente da Arnica, così come il dolore e l’edema che seguono ad una difficile strazione dentaria, a traumatismi muscolari e fratture; una piccola dose di Arnica in pillole o granuli posta sulla lingua, accelererà la ripresa dei sensi anche in casi di commozione cerebrale.
Alcuni anni or sono ci fu l’ occasione di curare un vecchio in stato di commozione cerebrale, con un’ estesa lacerazione del cuoio capelluto. Dopo un’ accurata disinfezione si suturò la ferita con sei punti: il paziente rimase, per tutto il tempo dell’ operazione, in stato di incoscienza; la pupilla non reagiva alle stimolazioni luminose. Fu somministrata una dose di Arnica per via perlinguale, l’ uomo subito dopo riprese conoscenza chiedendo dove si trovasse. Era come si fosse appena svegliato dall’ effetto di un anestetico. Arnica fu ripetuta ogni quattro ore e nel giro di dodici ore il paziente fu in grado di mangiare un pasto sostanzioso, mentre il miglioramento proseguiva senza più ricadute.
Un’ anziana signora scivolò un giorno sulla strada ghiacciata fratturandosi in tre punti l’ olecranon. Soccorsa entro un’ ora dall’ incidente, fu disinfettata la ferita, con impacchi di acqua e sapone poi fu sottoposta ad un esame radiografico. Le fu immediatamente somministrata Arnica, dapprima ripetuta ogni ora, poi ogni quattro e ad ogni riacutizzazione del dolore. Il braccio venne fasciato con una benda leggera ed ogni giorno le vennero praticate applicazioni di raggi infrarossi e ultravioletti, nonchè lievi massaggi con movimento passivo, incoraggiando di tanto in tanto la paziente a flettere, estendere e ruotare l’ arto con lentezza. Il risultato fu un perfetto consolidamento dei frammenti ossei in sole tre settimane e il ripristino quasi totale della funzionalità motoria del gomito. Si può considerare un eccellente risultato, se si pensa che si trattava di una signora ultra sessantenne, in non perfette condizioni generali. Con grande meraviglia del chirurgo chiamato a consulto, la paziente non presentò mai rialzi febbrili, nè soffrì di stati di insonnia; in qualunque momento avvertiva dolore ingeriva una dose di Arnica che le procurava immediato sollievo.
La tintura madre di Arnica, per uso esterno, nel rapporto di un cucchiaino in mezzo litro di acqua risulta utili nelle contusioni e negli ematomi delle “parti molli”, purchè non vi siano lesioni cutanee (in questo caso Arnica produce una flogosi di tipo eresipelatoso. In tali casi la tintura madre di Calendula, diluita 1 a 10, sostituisce Arnica agendo meglio di qualsiasi antisettico ordinario, quali la Penicillina o la tintura di Jodio).
Un giorno giunse un’ anziana signora rinvenuta dalla figlia priva di sensi, per sospetta emorragia cerebrale. Le fu somministrata Arnica ogni quattro ore poer molti giorni. Dopo circa 24 ore dalla prima dose la paziente riacquistò i sensi ed in alcuni giorni si riprese completamente, fino al recupero degli arti in dieci giorni.
Arnica ogni 3 o 4 ore, dopo un intervento chirurgico, il parto, la riduzione di una frattura o di una distorsione, allieva il dolore e riduce lo stato di shock. Si nota inoltre che i pazienti si riprendono molto più rapidamente di quelli ai quali viene somministrata per lenire il dolore la morfina.
E’ consigliabile Arnica (3 dosi nelle 24 ore), prima di andare dal dentista, si evitano cosi il dolore e lo shock che seguono un’ estrazione; con tali misure preventive si attenua anche l’ emorragia.
Si è osservato in periodo bellico che Arnica per via orale, risulta particolarmente efficace nella sintomatologia psichica che insorge dopo un bombardamento e nelle otalgie da lesioni timpaniche conseguenti a scoppio delle bombe. Anche i traumatismi oculari, ottengono benefici, dalla scomparsa dell’ estesa lividura del volto alla prevenzione della catarrata post-traumatica o del distacco della retina. In tali casi è opportuna una somministrazione di dosi per via orale ogni 3 o 4 ore per almeno una settimana.
Nella nostra clinica abbiamo trattato molte lesioni traumatiche dell’ occhio, risoltesi in poco tempo somministrando Arnica 2 o 3 volte al giorno per 2 o 3 giorni, e coprendo l’ occhio con una benda imbevuta di Calendula; in tutti questi numerosi casi, troppi per poterli descriverli tutti, non abbiamo mai avuto un caso di cataratta traumatica.
Un giovane di 12 anni cadde da un muretto urtando violentemente il viso sul cemento. Venne condotto in clinica in stato di shock, pallido, la cute fredda, il polso irregolare, la metà sinistra del viso gonfia e violacea, l’ occhio sinistro chiuso dall’ edema. Gli somministrarono Arnica ogni 15 minuti e gli applicarono una benda imbevuta di Calendula. Dopo la prima dose di Arnica si addormentò; quando venne visto dopo 2 ore, il polso e la respirazione erano regolari. Il ragazzo affermò di sentirsi meglio, poi vomitò cibo non ancora digerito; tre ore dopo l’ incidente tornò a casa dove restò per il resto della giornata prendendo Arnica ogni 4 ore. Il gonfiore della guancia e all’ occhio sinistro erano molto diminuiti il mattino dopo, quando il ragazzino arrivò in clinica pieno di vivacità; in meno di quattro giorni il gonfiore scomparve del tutto ed egli potè tornare a scuola. Una guarigione rapida ed estremamente soddisfacente.
Un caso analogo fu quello di una ragazza di 14 anni condotta in clinica dopo una caduta sul selciato. I suoi lineamenti erano irriconoscibili, entrambi gli occhi erano chiusi per l’ edema. Il viso era una maschera informe e violacea, grondante di sangue. Venne detersa con Calendula, poi le fu applicata sul viso una benda fredda inbevuta della stessa sostanza; le fu somministrata Arnica, inizialmente ogni 2 ore, poi ogni 4; nel giro di due giorni il viso era tornato quasi normale. Non si manifestò infezione e la paziente nel giro di cinque giorni fu dimessa perfettamente guarita.
L’ unguento di Arnica può benissimo essere usato al posto della tintura madre, per contusioni, lividure, ecc. E’ molto più pratico della tintura madre per cui molti lo preferiscono.
E’ controindicato in caso di ferita aperta.

Tag: arnica, Calendula, denti, edema, insonnia, Rimedi Naturali per, scienza, sintomatologia, tintura, trauma psichico, uomo, Vecchio

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Ansietà

lunedì, maggio 18th, 2009

Con questa unica parola intendiamo comprendere molte altre espressioni, quali l’emotività, l’angoscia, l’agitazione, il nervosismo, gli stati di collera, di irrequietezza, di tensione nervosa, poichè se terminologicamente queste parole possono avere un significato diverso, sostanzialmente definiscono delle condizioni che hanno in comune la medesima matrice e, più generalmente, non sono altro che modi individuali di manifastare un cedimento di autodominio e di sicurezza in sè. Se certe distinzioni possono avere almeno teoricamente una qualche importanza per una scelta sofisticata di un farmaco della medicina corrente, agli effetti erboristici invece sarebbe pretenzioso e privo di senso concreto il dire altrettanto. Si può dire che tra le erbe abbiamo dei rimedi ansiolitici, cioè depressori e calmanti, tra i quali primeggiano gli stessi che abbiamo osservato parlando dell’insonnia, perchè la loro azione è fondamentalmente la stessa e l’unica variante la potremo apportare noi usando dosi diverse, vale a dire dosi singolarmente più leggere e distribuite nel corso della giornata anzichè concentrate nell’unica somministrazione serale.

Certamente oggi la medicina, che dovrebbe avere come più alto compito quello di guidare anche la scelta del modello di vita più conforme all’umanità (intendiamo per medicina l’arte in cui filosofia, biologia, e scienza dell’uomo si condensano per procurare a questi una vita che rispetti e gli mantenga un giusto equilibrio di serenità fisica e psichica) non fa invece che rimettersi alle scelte altrui e cerca semmai di adattare l’uomo come una macchina alle assurde contingenze che altri predispongono. Nascono i tranquillanti, quelli che rasserenano di più o di meno, quelli che fanno dormire e quelli no, quelli che danno anche una carica euforizzante o meno, ed ancora quelli che diminuiscono l’angoscia ma non i riflessi, o gli altri che alterano un pò i riflessi ma consentono di restare lucidi.

Ce n’è per tutti i gusti, sino a preparati tuttofare, veri e propri paradisi in pillole, polizze assicuratrici contro i danni di una vita assurda. E nulla da dire circa la scientificità degli studi che portano a scoprire molecole con azione selettiva su una zona o l’altra di quei centri nervosi che presiedono agli stati di coscienza: la strada di questa scienza è aperta per adattare l’uomo a subire ogni insulto, ogni programma di esistenza innaturale che gli venga imposto, modificandone la sensibilità, senza mai mettere un freno agli insenati artefici di distruzione della vita stessa.

Dopo questa scivolata su un tema che di per sè ci condurrebbe troppo lontano, torniamo ai nostri tranquillanti vegetali; così chiameremo i rimedi naturali che abbiamo già esaminato ed utilizzeremo con questo criterio:

Il Luppolo, di cui potremo fare un infuso al 2 per 100, cioè 2 grammi per una tazza e berne due tazze al giorno, una al mattino e una al pomeriggio. Delle tinture ci regoleremo su 20-30 gocce due o tre volte al giorno.

Il Biancospino potrebbe essere indicato nelle forme più leggere. L’infuso lo faremo di 2 grammi per tazza, prendendone 2-3 tazze al giorno; della tintura useremo dosi di 40-50 gocce due volte al giorno.

La Valeriana, il cui infuso (radice fresca) lo prepareremo con un grammo su 100, ripetibile due o tre volte al giorno. Di gocce della tintura ne useremo 30-40 due volte nella giornata, secondo necessità.

Altrettanto diremo della Passiflora, il cui infuso lo faremo con 1 grammo ripetibile 2 0 3 volte al giorno e la cui tintura useremo analogamente in dose ridotte e frazionate.

Idem dicasi per il Ginestrino, infuso e gocce a dose ridotte e piuttosto ripetute 3-4 volte al dì.

A questi possiamo aggiungere altre 3 o 4 voci di un certo interesse, meno note ma da tenere presenti.

Il Tiglio (Tilia platyphillos), per infuso di 2 grammi di fiori su una tazza, di cui 3 al giorno. Meglio ancora la tintura in alcool di 30°, al 20%, da 20 a 50 gocce due o tre volte al giorno. Per avere l’alcool di 30°, col solito sistema che abbiamo già visto, partite da 310 grammi di alcool a 95° più acqua sino al litro.

Il Tiglio ha proprietà sedative leggere. Recenti studi sulle sue gemme, messe a macerare allo stato fresco in glicerina diluitaq con alcool, ed usate così come la tintura, avrebbero messo in evidenza una ben mggiore attività del genere sia sui centri del sonno, sia sulla regione cortico ipotalamico, tali da farlo considerare in questa forma di preparazione come un ottimo ansiolitico. La miscela di glicerina diluita con alcool riuscirebbe a far estrarre meglio i principi attivi delle gemme. Questo procedimento viene applicato ad altre erbe e piante medicamentose, e costituisce un metodo nuovo e migliore di sfruttamento dei loro poteri. Contentiamoci, per quanto ci riguarda diprocedere col sistema più semplicedell’alcool, ed otterremo ugualmente qualche buon risultato.

Anche il Salice Bianco (Salix alba) o meglio la sua corteccia, in forma di tintura al20 per 100 in alcool di 20° ed a dosi di 30 gocce due volte al giorno è dotato di potere sedativo.

Ricorderemo ancora la Melissa (Melissa officinalis), anch’essa come sedativo più indicata in tintura (non solo per praticità, ma perchè più ricca di principi attivi). La tintura si fa sempre al 20% con alcool di 70° e si da in dose complessiva di 30-50 gocce al giorno, prese in 2 o 3 somministrazioni.

Così come abbiamo visto per l’insonnia, con queste tinture si può procedere ad una mescolanza in parti uguali, ad esempio con tre di esse, e regolarsi con un dosaggio complessivo giornaliero variabile da 30 a 60 gocce, da assumere in due o tre volte. In queste associazioni è consigliabile che una delle tre o quattro sostanze sia sempre rappresentata dalla Valeriana o dalla Passiflora, per la loro più netta azione sedativa nei confronti delle altre che abbiamo citato.

Tag: agitazione, ansietà, erbe, gocce, infuso, insonnia, medicina, naturale, nervosa, nervosismo, Patologie, rimedi, rimedi naturali, scienza, uomo, Vale

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Rimedio Naturale

venerdì, aprile 10th, 2009
rimedio naturale

rimedio naturale

RimedioNaturale.com vi porterà alla scoperta dei rimedi naturali che molto spesso sono andati persi o dimenticati. Tradizioni europee e non, scoperte nuove e antiche. La Natura spesso ci offre rimedi naturali in grado di curarci, di farci stare meglio e di apparire migliori. Anche la medicina moderna affonda le sue radici nell’ erboristeria che altro non è che l’ utilizzo delle erbe  e di principi attivi naturali per la cura e la salute dei nostri corpi e delle nostre menti.

per saperne di più, tratto da Wikipedia:

Sin dalla notte dei tempi le erbe venivano raccolte e preparate per sostenere il benessere e la salute dell’uomo.

Inoltre, la loro presenza all’interno di antiche tombe è un indizio che a loro venivano attribuiti poteri magici e soprannaturali: in Iraq, all’interno di un sarcofago di 60.000 anni fa si sono trovate 8 diverse piante medicinali e ancor oggi gli sciamani dell’Amazzonia e i guaritori della Steppa assumono costantemente allucinogeni (ad esempio l’Amanita muscaria), preparano decotti, impacchi, unguenti e pozioni per curare i malati. La conoscenza riguardo i trattamenti era trasmessa da una generazione all’altra. Fu nel 3000 a.C. che comparvero i primi scritti; il più antico è il Papiro Ebers che elenca molte piante, consigli per un loro utilizzo adatto, incantesimi e magie. Nel IV secolo a.C. Aristotele sosteneva che le piante possedevano un’anima; fu con Ippocrate (460 a.C.) che la scienza cominciò a separarsi dalla magia. Col passare dei secoli il fiorire del commercio portò la ricchezza di nuovi studi e nuove conoscenze.

Oggi si possono distinguere, fra le altre, tre grandi tradizioni fitoterapiche:

* La tradizione popolare del mondo occidentale, basata sull’esperienza greca e la romana
* La antichissima tradizione ayurvedica indiana
* La medicina tradizionale cinese.

Questo patrimonio culturale, iniziato con l’uso sperimentale delle piante da parte delle popolazioni primitive, è utilizzato dalla scienza moderna che, con i suoi mezzi di ricerca atti ad isolare i principi attivi e ad individuare i meccanismi d’azione delle erbe, ha determinato la nascita di una “nuova erboristeria”.

Erboristeria tradizionale

L’erboristeria tradizionale era prerogativa delle casalinghe. Esse coltivavano spezie ed erbe medicinali nei loro orti o le raccoglievano allo stato selvaggio. Le usavano fresche o le conservavano seccandole; oppure estraevano le sostanze mettendole in infusione in vino o grappa. Preparazioni galeniche sofisticate venivano preparate da persone specializzate o farmacisti. I loro fornitori erano erboristi che per lo più raccoglievano erbe allo stato selvatico. Oggigiorno, l’erboristeria tradizionale è considerata un passatempo per persone affascinate dalla botanica, per salutisti, “verdi” e altri gruppi. Per molti è anche un nostalgico folclorismo.

Erboristeria moderna

L’Erboristeria moderna nel corso dell’industrializzazione sociale, è stata modernizzata. La raccolta selvatica d’un tempo è stata sostituita da coltivazioni agricole specializzate in erbe e medicinali.

Fornivano e forniscono i loro prodotti alle industrie:

* alimentari,
* cosmetiche,
* erboristiche e
* farmaceutiche

L’industria li elabora in:

* integratori alimentari,
* prodotti salutistici,
* cosmetici,
* prodotti erboristici e
* fitoterapici
* farmaci

Una tale specializzazione richiede delle formazioni adatte. Per esempio molte facoltà di Farmacia dell’Università italiana, offrono un corso di laurea in erboristeria (la denominazione varia a seconda della Facoltà), che include il sapere basilare di tutti prodotti, processi artigianali, industriali, commerciali e di consulenza coinvolti. Ma alla fine del corso triennale, l’unica cosa che un erborista può fare è il contadino. La carente legislazione italiana non tutela l’Erborista, trasferendo tutte le competenze al farmacista, che poco o nulla sa di botanica e fitoterapia.

Erboristeria e fitoterapia

La fitoterapia era ed è, da sempre, una forma terapeutica. È adottata da medici dotti, naturopati, terapisti alternativi e complementari, guaritori e da persone senza formazione medica. Prodotti industrialmente fabbricati sono reperibili in ogni farmacia (come “fitoterapici”), naturalmente dall’erborista (come “prodotti salutari”,senza finità terapeutica, che è ad esclusivo utilizzo del farmacista), e certi persino nei supermercati (come “integratori”). Il vantaggio è la comodità e una certa garanzia di qualità, lo svantaggio é costituito dai costi e dal fatto che vanno perse vecchie culture artigianali quali:

* orticultura di piante medicinali,
* erboristeria selvatica,
* raccolta e conservazione di fitorimedi
* e in più le arti galeniche.

La Fitoterapia è la disciplina medica che si serve delle piante e dei loro derivati per scopi medico-terapeutici. Tanti farmaci (si stima ca. 1/3, con tendenza all’ aumento) si basano originalmente su sostanze sintetizzate da piante e non in laboratorio.

Un esempio recente è il Tamiflu: La sostanza attiva (antivirale) viene estratta dal pericarpio verde di anice stellato (Illicium verum Hooker fil.).Riguardo l’uso del seme usato come spezia nella Cina sud-orientale ci sono grandi coltivazioni. Al momento, i coltivatori fanno affari con l’industria farmaceutica, e questo fino a quando non sarà economicamente conveniente l’utilizzo di un battere geneticamente modificato (in via di sviluppo), che sintetizza in bioreattori la stessa sostanza attiva.

Da tempi remoti, i medici oltre far capo agli erbari si servono di elenchi correlativi tra piante e loro effetti terapeutici.
Per approfondire, vedi le voci Rimedio fitoterapico e Fitoterapia.

Erboristeria e galenica
L’arte di erboristi, speziali, droghisti, farmacisti

Il nome provviene dal nome del medico Galenus. Con galenica si intende la preparazione di farmaci e rimedi partendo da droghe grezze o sostanze chimiche e sostanze ausiliarie. Erano e sono ancora preparazioni di galenica tradizionale, l’arte di speziali e farmacisti. Oggi si chiama anche ‘tecnologia farmaceutica’, visto che i farmaci sono solitamente preparati confezionati.

Da circa cento anni si usano delle tabelle correlative tra gruppi di principi attivi e piante che li contengono.

La galenica fitoterapica richiede grande cautela ed esperienza nel calcolare e prevedere la quantità di principio attivo contenuta nei derivati vegetali utilizzati. Difatti questa può variare sensibilmente a seconda di vari fattori come terreno e clima di coltivazione, metodo di raccolta, modalità di conservazione (p. e. essiccazione) e produzione del rimedio, contrariamente al rimedio farmacologico in cui è sempre certa (o quasi) la quantità e qualità del principio attivo assunto, come pure i loro possibili effetti collaterali.

Medicina popolare, raccolta conservazione e preparazione

Nella medicina popolare i rimedi fitoterapici sono il rimedio. Il tesoro di ricette è immenso.

La raccolta di piante medicinali selvatiche richiede anzitutto precise conoscenze botaniche ed ecologiche. Non ci vuole una formazione ampia riguardo la conoscenza di molte piante. Come nella raccolta di funghi, ci si concentra sulle erbe che si conoscono a fondo. Questo si può imparare facilmente, facendo parte di gruppi che organizzano escursioni accompagnate da guide esperte in erboristeria.

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