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Andropausa e stati di astenia sessuale

martedì, maggio 12th, 2009

L’Andropausa è l’equivalente nell’uomo di quello che è la menopausa per la donna, cioè il periodo di un naturale declino delle funzioni ormonali caratteristiche del sesso che anche nell’uomo, quando più o quando è meno, si accompagna ad un corteo di sintomi neuropsichici particolari quali depressioni, irritabilità, stati di ansia, minor rendimento intellettivo e fisico, mutamenti di carattere, ecc.

Al centro di tutto questo, la diminuita potenza che viene talvolta vissuta come un intimo dramma e che in questo stato di decadimento fisico e nervoso costituisce talvolta motivo di esigenze ed esperienze sessuali diverse, sempre col sesso opposto, ma con partner nelle quali l’uomo tenta talvolta di ricercare nuove emozioni ed eccitazioni diverse da quelle che lo appagavano prima.

Talvolta, in quetsa rassegnazione ad un fenomeno naturale, si viene a creare il giro vizioso del cane che si morde la coda; lo stesso pensieropreoccupante di non essere più capace come per il passato a compiere l’atto sessuale, fa si che anche l’energia di riserva che uno può avere venga male utilizzata e l’idea di “fare brutta figura” porta realmente a dagli stati di impotenza sempre peggiori e deprimenti.

A parte la convenienza di saper accettare con un briciolo di filosofia questo normale periodo di declino senza drammatizzare, spesso in questi casi una modesta terapia ormonale ben guidata può aiutara a superare l’impatto. Per questa terapia, un medico accorto potrà consigliare.

Dal punto di vista erboristico, senza sperare in magiche erbe della giovinezza promettenti illusorie “cariche da competizione”, ci rivolgeremo più sermplicemente con giustificata fiducia ad alcune piante che qualcosa possono effettivamente fare. Per restare tra quelle nostrane, quella che merita forse maggiore attenzione è la Santoreggia (Satureia hortensis), della quale prepareremo la tintura (foglie e fiori) con alcool di 60° (615 di quello a 95° più acqua sino al litro); 20 grammi di pianta a macero per una decina di giorni su 100 di alcool. Ne daremo 25 gocce due volte al giorno, un’ora prima dei pasti.

Altre piante che hanno un’azione certamente più spiccata in tal senso sono di origine esotica.

Per ordine di notorietà, la principale forse è lo Yohimbehe (Coryanthe Yohimbehe), di origine africana, di cui si usa la corteccia. Se ne prepara la tintura al 20 per cento con  alcool di 60° e se ne usano tre o quattro cucchiaini da caffè al giorno. Il suo uso però è da consigliare quando vi siano fatti infiammatori a carico della prostata o dell’apparato genito urinario.

Altra pianta nota è la Muira Puama (Ptycopetalum olacoides), di origine brasiliana, con le cui radfici si prepara una tintur al 20% con alcool di 20°, da prendere a cucchiaini, ugulamente, tre o quattro al giorno.

Di portata inferiore alle precedenti, ricordiamo altre due piante.

Una, di origine messicana, è la Damiana (Turnera aphodisiaca), che si prepara per tintura al 20%, con alcool di 20°, e si prende a cucchiai da tavola, due o tre al giorno. L’altra è il Gin-Seng, (Panax ginseng), originaria della Cina, la tintura delle cui radici (al 20%,  alcool di 60°) si prende al cucchiaini, tre o quattro al giorno.

Per quanto riguarda gli stati di impotenza psichica, nevrastenia sessuale in genere, che si possono verificare nell’uomo anche in età giovanile, il problema è più complicato perchè il disturbo primo non dipende da un fatto organico, cioè da un calo della libido per motivi ormonali, bensi da qualcosa che interessa la psiche del soggetto, il che è meno facile a curarsi anche dal punto di vista erboristico e rientra piuttosto nel dominio della psicoterapia. In ogni caso, nelle forme meno gravi, laddove una certa stimolazione dell’appetito sessuale potesse incoraggiare a riacquistare fiducia nelle proprie forze ed a superare almeno in parte l’intimo senso di incapacità, si potranno suggerire gli stessi prodotti suddescritti, col medesimo dosaggio.

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Menopausa

martedì, maggio 12th, 2009

I disturbi dell’età critica femminile possono essere di grado più o meno notevole ed accanto casi che decorrono con la semplice comparsa di alterazioni vasomotorie, come le caldane, qualche palpitazione o al massimo leggere variazione dell’umore, ve ne sono altri nei quali l’assettamento dell’equilibrio endocrino comporta alterazioni ben più fastidiose di fronte alle quali si è praticamente costretti a ricorrere ad adeguata terapia ormonale per la quale erboristicamente non abbiamo surrogati di azione sufficiente a compensare la situazione. Di fronte però alla sintomatologia minore, e si tratta dei casi più frequenti, qualcosa si può fare anche dal nostro punti di vista, tanto più se si vogliono evitare gli ormoni che non sono sempre del tutto innocui.

Per le vampe di calore, le congestioni, ed anche per un certo effetto sull’insonnia e l’eccitazione nervosa, un buon rimedio è il Meliloto (Melilotus officinalis) o Erba vetturina. Per il fatto di contenere anche una sostanza chiamata “cumarina”, è da considerarsi inoltre un buon fluidificante del sangue. Lo useremo in forma di tintura, da prepararsi con le sue sommità fiorite ed alcool di 20°, nella proporzione di 20 grammi per cento di alcool e da somministrare a basso dosaggio, cioè 5-10 gocce tre volte al giorno, a distanza dai pasti. Chi ne volesse usare l’infuso, lo può preparare con 30-40 grammi su un litro di acqua, di cui prendere tre tazze al giorno.

Per il nervosismo e la tachicardia un altro buon rimedio è il Biancospino (Crataegus oxiacantha) che useremo in infuso, in dose di 3 grammi su 100 di acqua bollente (20 minuti di infusuione) e daremo a tazzine, 5 o 6 al giorno.

In particolare, per lo stato di ansietà, agitazione, potrebbe essere  utile la Valeriana (Valeriana officinalis) sotto forma di decotto infusione che potremo preparare la sera precedente, 15 grammi di radici per litro di acqua, a bollire per 10 minuti, lasciando riposare tutta la notte per bere l’indomani, tre bicchieri durante la giornata. Volendo preparare la tintura, useremo l’alcool al 70° (720 grammi di quello a 95° più acqua sino al litro); 20 grammi di radici spezzettate in cento per alcool di alcool e solita macerazione per 15 giorni almeno. Tale tintura si darà in dose di 30-40 gocce due o tre volte al giorno.

Tag: agitazione, alcool, ansietà, Biancospino, caldane, congestioni, Crataegus, cumarina, decotto, Della Donna, eccitazione, endocrino, erboristicamente, fiori, fluidificante, gocce, infusi, infusione, infuso, infusuione, insonnia, macerazione, Meliloto, Melilotus, Menopausa, nervosa, nervosismo, ormonale, ormoni, oxiacantha, palpitazione, radici, rimedi, rimedio, sangue, sintomatologia, tachicardia, terapia, terapia ormonale, tintura, umore, Vale, Valeriana, vampe, variazione, vasomotorie

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Mestruazioni dolorose

lunedì, maggio 11th, 2009


Distinguiamo anzitutto le forme essenziali da quelle sintomatiche. Le forme essenziali sono quelle che si manifestano sia dall’inizio o quasi sin dalle prime mestruazioni e dipendono prevalentemente da un disordine ghiandolare che risale all’ipofisi, con conseguente anormale stimolo sulle ovaie e relativa produzione esagerata di ormoni.

Le forme sintomatiche sono invece quelle che possono presentarsi in qualunque momento dall’inizio dei mestrui sino alla loro cessazione, e dipendono da malattie congenite o sopraggiunte dell’apparato genitale.

Da queste considerazione e da quanto già detto sull’insufficienza della terapia erboristica in campo ormonal, si comprende agevolmente come in tutti questi casi, a parte la necessità di dover accettare il perchè di una dismenorrea, il nostro eventuale intervento potrà essere puramente sintomatico e palliativo. Nelle forme essenziali infatti non potremo certemente correggere il disturbo primitivo, ed in quelle secondarie non potremo rimuovere un’infantilismo o un fibroma o una infiammazione uterina.

D’altra parte non è neppure da credere che la possibilità della stessa Medicina siano tali da risolvere questi casi con facilità e fare a meno dei palliativi; tutt’altro. Vi sono infiniti casi di queste pazienti che hanno tentato le più lodevoli cure ufficiali ma ciò nonostante ogni mese devono ricorrere ai sedativi ed il loro periodo ciclico resta sempre un problema.

In tal casi, quando si siano esaurite le loro le varie risorse terapeutiche normali e la paziente sia costretta ai sedativi, nulla di male, e molto spesso anche benefico il ricorso alle erbe. Si tratta qui di far cadere la nostra scelta su un certo numero che cercherò di limitare a quelle di più comprovata efficacia, orientandoci su alcuni dati.

Quando i dolori sono più forti delle regole e via via diminuiscono e man mano che il flusso si stabilisce e si fa più regolare, si puo trattare di uno spasmo uterino, più frequente in quelle ragazzine che spesso si presentano come soggetti longelinei, astenici, con note di inappetenza, anemia e fragilità nervosa. In questi casi spesso si dimostra efficacia l’Artemisia Vulgaris (Canapaccio, Erba di S. Giovanni). Ne useremo l’infuso di 30 grammi in un litro di acqua, mezz’ora di infusione, un bicchiere al mattino, cominiciando già due o tre giorni prima e due o tre in giornata durante il flusso.

Sempre in questi casi, laddove spiccano note di nervosismo, irritabilità, eventuale mal di testa, un’altra pianta da tenere presente è l’Angelica, sia quella selvatica (Angelica silvestris) che l’Angelica archangelica, e meglio di tutto le radici di queste piante con le quali si preparerà l’infuso, 30 grammi per litro, da prendere in dosi di tre, cinque tazzine da caffè al giorno un pò lon tano dai pasti. Qui la dose dell’infuso è di appunto di 30 grammi anzichè di 20 perchè con l’Angelica, per avere un’azione depressiva, il dosaggio va aumentato.

Sempre in casi del genere non si può dimenticare la comune Camomilla ( Matricaria chamomilla) che deve proprio il suo appellativo matricaria in riferimento all’utero (matrice) e alle proprietà sedative su questo, notate sin dai tempi più remoti. Inutile, descriverne la preparaxzione e l’uso. Più utile è certamente sapere che l’usarla di frequente come abitudine, spesso può portare ad effetti del tutto contrari, opposti, sia come sedativo nervoso che come antispasmodico, perchè agisce già a piccole dosi, e le dosi forti e ripetute possono appunto dar luogo a fatti del genere.

In altri casi e questo si nota più di frequente nella donna in piena attività genitale, le crisi dolorose persistono per tutta la durata delle mestruazioni. Qui in genere vi è un’infezione genitale cronica oppure vi sono delle malformazioni congenite.

In altri casi ancora, infine, i dolori non compaiono che durante la seconda metà del periodo mestruale, e più precisamente dal terzo giorno in poi. Inoltre si tratta di donne fra i 30 e i 50 anni, che hanno avuto figli o interventi operatori sull’utero, e sono affette spesso da prolasso, fibromi, annessiti. Qui la dismenorrea è dovuta ad endometrosi, disturbo che praticamente consiste nel persistere tardivo delle trasformazioni mestruali a carico di singole zone della parete interna dell’utero, punti nei quali poi residuano come delle piccole cisti ripiene di sangue. Tutto ciò che si cerca di spiegare circa questi tre aspetti più frequenti dei dolori mestruali non ha la pretesa di voler essere una trattazione specialistica dell’argormento come premessa per indicarvi poi trattamenti erboristici diversi da un caso all’altro. Anzi servirà piuttosto a far capire come dietro il fenomeno del ricorrente dolore mensile vi siano cause molto complesse per le quali, da caso a caso, la stessa medicina deve vagliare l’opportunità di trattamenti particolari, compresi quelli chirurgici (raschiamenti) ed altre manovre più o meno difficili. Ed ancora, questa messa a punto ha lo scopo di concludere che, a parte quei casi per i quali ho indicato l’Artemisia, l’Angelica, la Camomilla, e che riguardano più che altro le giovanissime ai primi mestrui, in tutti gli altri non vi è da farsi molte illusioni e sarebbe inutile fare un lungo elenco di erbe che in pratica non offrono sostanziali differenze d’azione l’una dall’altra. Vuol dire che qui ne potremo “provare” alcune,  osservandone l’effetto e scegliendo quella che poi ci sembra più efficace. Proveremo dunque: La Borsapastore (Capsella bursa pastoris), infuso della parte aerea della pianta, 50 grammi in un litro di acqua bollente, per 10 minuti, da bere a bicchieri, uno ogni ora. Oppure della stessa, la tintura, preparata con 20 grammi di pianta su 100 di alcool di 20°, da prendere in dose di 3 cucchiaini al giorno già 10 giorni prima del mestruoe 5 o 6 al giorno durante lo stesso.

Il Millefoglio (Achillea millefolium) infuso concentrato di 50 grammi di fiori per litro, tre o quattro tazze al giorno.

Il Senecio (Senecio vulgaris, Calderugia) infuso di radici fatto con 50 grammi per litro, due o tre tazze al giorno iniziando già due o tre giorni prima del mestruo.

La Ruta (Ruta graveolens), meglio in tintura, dieci gocce su zucchero tre o quattro volte al giorno, non oltre.

Tag: Achillea, alcool, Angelica, apparato genitale, Borsapastore, caffè, Della Donna, disturbo, erbe, fibroma, fibromi, fiori, gocce, infantilismo, infusi, infusione, infuso, ipofisi, malattie congenite, medicina, Mestruazioni, mestruo, Millefoglio, millefolium, nervosa, nervosismo, ormoni, persi, pianta, piante, prime mestruazioni, radici, risorse, sangue, Senecio, spasmo, terapeutiche, terapia, tintura, utero, Vale

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Rosa Canina

venerdì, aprile 24th, 2009
Rosa Canina

Rosa Canina

La Rosa Canina ha origini molto lontane nella storia dell’ uomo, infatti abbiamo notizie che Plinio il Vecchio diceva che un soldato romano guarì dalla rabbia dopo che gli furono applicati dei docotti con le radici di rosa canina.

Le  proprietà terapeutiche della Rosa Canina, che poi è l’antenata delle rose coltivate, sono quindi note da moltissimo tempo.

Come si presenta:

È una pianta con spine alta circa 100 – 200 cm. Ha fusti legnosi glabri, con spine (rosse) robuste, arcuate, a base allungata, compresse. Le foglie sono composte da 5-7 foglioline ovali o ellittiche con margini dentati (denti semplici). I fiori, rosati hanno grandi petali e sono poco profumati.La fioritura avviene nei mesi di maggio e giugno.

I suoi frutti carnosi e colorati in modo vivace (cinorroidi) e raggiungono la maturazione nel tardo autunno.

Diffusione

La specie è diffusa in una vasta area nelle zone temperate del Vecchio Mondo che include:

* l’Africa del Nord e le isole Canarie e Madera;
* l’Asia occidentale (Afghanistan, Iran, Irak, Israele, Libano, Siria), la regione del Caucaso e l’Asia centrale (Tajikistan);
* il sub-continente indiano ;
* L’Europa, dal Mediterraneo alla Scandinavia.

È stata introdotta e si è naturalizzata anche in America del Nord ed in Australia e Nuova Zelanda.

Usi:

Viene largamente usata per i suoi contenuti di vitamina C e per il suo contenuto di bioflavonoidi (fitoestrogeni).

I principi attivi (oltre alla vitamina C, tannini, acidi organici, pectine, carotenoidi e polifenoli) vengono usati dalle industrie farmaceutiche,

Rosa Canina

Rosa Canina

alimentari e cosmetiche: fiori e foglie vengono usati in farmacopea, ad esempio, per la preparazione di infusi e tisane.

È indicata come astringente intestinale, antidiarroico, vasoprotettore e antinfiammatorio, inoltre viene consigliata nei casi di debilitazione.

I semi vengono utilizzati per la preparazione di antiparassitari ed i petali dei fiori per il miele rosato.

La sua acqua distillata viene utilizzata in cosmetica per pelli delicate e arrossate.

Con i frutti si preparano ottime marmellate.

Nomi comuni

* Rosa di macchia
* Rosa selvatica
* Rosa di bosco

Altre info sull Rosa Canina

ROSA CANINA
(Shaun Hately)

Disponibile:…………………………. Estate, Autunno 70%
Zona climatica:…………………………………….. Temperata
Luogo:……………………………………….. Campagna, Città
Preparazione:……………………………………… 2 settimane
Costo:………………………………………………. 1 ma/ 10 ma
Usi:……………………………………………………………….. 10
Controllo capacità:………………………………. Intelligenza
La rosa canina cresce fino a 3 metri d’altezza e ha spine molto affilate. In primavera ed all’inizio dell’estate sviluppa piccoli fiori rosa pallido che diventano baccelli di colore arancione vivido al termine dell’estate. Questi baccelli devono essere essiccati ed quindi mangiati (uno per tre giorni) per evitare lo scorbuto in ambienti dove questa malattia è comune (ad esempio, durante una traversata oceanica). Secondo alcune tradizioni antiche e medievali mettendo una rosa canina in una bara si eviterebbe la trasformazione in non morto del cadavere.

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Rimedio Naturale

venerdì, aprile 10th, 2009
rimedio naturale

rimedio naturale

RimedioNaturale.com vi porterà alla scoperta dei rimedi naturali che molto spesso sono andati persi o dimenticati. Tradizioni europee e non, scoperte nuove e antiche. La Natura spesso ci offre rimedi naturali in grado di curarci, di farci stare meglio e di apparire migliori. Anche la medicina moderna affonda le sue radici nell’ erboristeria che altro non è che l’ utilizzo delle erbe  e di principi attivi naturali per la cura e la salute dei nostri corpi e delle nostre menti.

per saperne di più, tratto da Wikipedia:

Sin dalla notte dei tempi le erbe venivano raccolte e preparate per sostenere il benessere e la salute dell’uomo.

Inoltre, la loro presenza all’interno di antiche tombe è un indizio che a loro venivano attribuiti poteri magici e soprannaturali: in Iraq, all’interno di un sarcofago di 60.000 anni fa si sono trovate 8 diverse piante medicinali e ancor oggi gli sciamani dell’Amazzonia e i guaritori della Steppa assumono costantemente allucinogeni (ad esempio l’Amanita muscaria), preparano decotti, impacchi, unguenti e pozioni per curare i malati. La conoscenza riguardo i trattamenti era trasmessa da una generazione all’altra. Fu nel 3000 a.C. che comparvero i primi scritti; il più antico è il Papiro Ebers che elenca molte piante, consigli per un loro utilizzo adatto, incantesimi e magie. Nel IV secolo a.C. Aristotele sosteneva che le piante possedevano un’anima; fu con Ippocrate (460 a.C.) che la scienza cominciò a separarsi dalla magia. Col passare dei secoli il fiorire del commercio portò la ricchezza di nuovi studi e nuove conoscenze.

Oggi si possono distinguere, fra le altre, tre grandi tradizioni fitoterapiche:

* La tradizione popolare del mondo occidentale, basata sull’esperienza greca e la romana
* La antichissima tradizione ayurvedica indiana
* La medicina tradizionale cinese.

Questo patrimonio culturale, iniziato con l’uso sperimentale delle piante da parte delle popolazioni primitive, è utilizzato dalla scienza moderna che, con i suoi mezzi di ricerca atti ad isolare i principi attivi e ad individuare i meccanismi d’azione delle erbe, ha determinato la nascita di una “nuova erboristeria”.

Erboristeria tradizionale

L’erboristeria tradizionale era prerogativa delle casalinghe. Esse coltivavano spezie ed erbe medicinali nei loro orti o le raccoglievano allo stato selvaggio. Le usavano fresche o le conservavano seccandole; oppure estraevano le sostanze mettendole in infusione in vino o grappa. Preparazioni galeniche sofisticate venivano preparate da persone specializzate o farmacisti. I loro fornitori erano erboristi che per lo più raccoglievano erbe allo stato selvatico. Oggigiorno, l’erboristeria tradizionale è considerata un passatempo per persone affascinate dalla botanica, per salutisti, “verdi” e altri gruppi. Per molti è anche un nostalgico folclorismo.

Erboristeria moderna

L’Erboristeria moderna nel corso dell’industrializzazione sociale, è stata modernizzata. La raccolta selvatica d’un tempo è stata sostituita da coltivazioni agricole specializzate in erbe e medicinali.

Fornivano e forniscono i loro prodotti alle industrie:

* alimentari,
* cosmetiche,
* erboristiche e
* farmaceutiche

L’industria li elabora in:

* integratori alimentari,
* prodotti salutistici,
* cosmetici,
* prodotti erboristici e
* fitoterapici
* farmaci

Una tale specializzazione richiede delle formazioni adatte. Per esempio molte facoltà di Farmacia dell’Università italiana, offrono un corso di laurea in erboristeria (la denominazione varia a seconda della Facoltà), che include il sapere basilare di tutti prodotti, processi artigianali, industriali, commerciali e di consulenza coinvolti. Ma alla fine del corso triennale, l’unica cosa che un erborista può fare è il contadino. La carente legislazione italiana non tutela l’Erborista, trasferendo tutte le competenze al farmacista, che poco o nulla sa di botanica e fitoterapia.

Erboristeria e fitoterapia

La fitoterapia era ed è, da sempre, una forma terapeutica. È adottata da medici dotti, naturopati, terapisti alternativi e complementari, guaritori e da persone senza formazione medica. Prodotti industrialmente fabbricati sono reperibili in ogni farmacia (come “fitoterapici”), naturalmente dall’erborista (come “prodotti salutari”,senza finità terapeutica, che è ad esclusivo utilizzo del farmacista), e certi persino nei supermercati (come “integratori”). Il vantaggio è la comodità e una certa garanzia di qualità, lo svantaggio é costituito dai costi e dal fatto che vanno perse vecchie culture artigianali quali:

* orticultura di piante medicinali,
* erboristeria selvatica,
* raccolta e conservazione di fitorimedi
* e in più le arti galeniche.

La Fitoterapia è la disciplina medica che si serve delle piante e dei loro derivati per scopi medico-terapeutici. Tanti farmaci (si stima ca. 1/3, con tendenza all’ aumento) si basano originalmente su sostanze sintetizzate da piante e non in laboratorio.

Un esempio recente è il Tamiflu: La sostanza attiva (antivirale) viene estratta dal pericarpio verde di anice stellato (Illicium verum Hooker fil.).Riguardo l’uso del seme usato come spezia nella Cina sud-orientale ci sono grandi coltivazioni. Al momento, i coltivatori fanno affari con l’industria farmaceutica, e questo fino a quando non sarà economicamente conveniente l’utilizzo di un battere geneticamente modificato (in via di sviluppo), che sintetizza in bioreattori la stessa sostanza attiva.

Da tempi remoti, i medici oltre far capo agli erbari si servono di elenchi correlativi tra piante e loro effetti terapeutici.
Per approfondire, vedi le voci Rimedio fitoterapico e Fitoterapia.

Erboristeria e galenica
L’arte di erboristi, speziali, droghisti, farmacisti

Il nome provviene dal nome del medico Galenus. Con galenica si intende la preparazione di farmaci e rimedi partendo da droghe grezze o sostanze chimiche e sostanze ausiliarie. Erano e sono ancora preparazioni di galenica tradizionale, l’arte di speziali e farmacisti. Oggi si chiama anche ‘tecnologia farmaceutica’, visto che i farmaci sono solitamente preparati confezionati.

Da circa cento anni si usano delle tabelle correlative tra gruppi di principi attivi e piante che li contengono.

La galenica fitoterapica richiede grande cautela ed esperienza nel calcolare e prevedere la quantità di principio attivo contenuta nei derivati vegetali utilizzati. Difatti questa può variare sensibilmente a seconda di vari fattori come terreno e clima di coltivazione, metodo di raccolta, modalità di conservazione (p. e. essiccazione) e produzione del rimedio, contrariamente al rimedio farmacologico in cui è sempre certa (o quasi) la quantità e qualità del principio attivo assunto, come pure i loro possibili effetti collaterali.

Medicina popolare, raccolta conservazione e preparazione

Nella medicina popolare i rimedi fitoterapici sono il rimedio. Il tesoro di ricette è immenso.

La raccolta di piante medicinali selvatiche richiede anzitutto precise conoscenze botaniche ed ecologiche. Non ci vuole una formazione ampia riguardo la conoscenza di molte piante. Come nella raccolta di funghi, ci si concentra sulle erbe che si conoscono a fondo. Questo si può imparare facilmente, facendo parte di gruppi che organizzano escursioni accompagnate da guide esperte in erboristeria.

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