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CELLULITE DURA: AIUTO NATURALE

lunedì, giugno 15th, 2009

La cellulite dura è tipicamente cronica, presenta noduli e indurimenti sottocutanei ed è molto più difficile scioglierla.
Il trattamento può essere interno ed esterno.

TRATTAMENTO ESTERNO
Il trattamento deve essere applicato da persone esperte, ondevitare di complicare ed aggravare l’ infiammazione del sottocute.
Bagni profumati e drenanti possono risultare in modo particolare utili al trattamento della cellulite.

BAGNO ANTICELLULITE
Versare del sale marino integrale in una ciotola, 10 gocce di olio essenziale di geranio, 10 di olio essenziale di limone e 10 gocce di olio essenziale di cipresso.
Mescolare e far riposare 2 o 3 giorni.
Quindi immergersi nella vasca da bagno per 20 minuti, dopo aver aggiunto il composto, ed massaggiare le parti interessate con l’ aiuto di un guanto di crine.
TRATTAMENTO INTERNO

IPPOCASTANO
Questa pianta rinvigorisce la resistenza dei capillari,ne rinforza l’ elasticità, aiuta il drenaggio dei liquidi che si accumulano nello spazio tra i capillari,riduce la permeabilità contrastando così la formazione della cellulite più dura.
L’ ippocastano ha due principi attivi, l’ escina e l’ esculoside, impiegati anche dalle industrie farmaceutiche per la produzione di creme e compresse mirate all’ insufficienza venosa cronica.
Si consiglia l’ assunzione di 250 mg di estratto secco titolato al 15% in escina tre volte al giorno, a stomaco pieno, per 30 giorni, poi 125 mg al giorno per due mesi.
Controindicato in gravidanza e durante l’ allattamento.

VITE ROSSA
Consigliata soprattutto quando la cellulite dura è accompagnata da fragilità capillare e insufficienza venosa (gonfiore e pesantezza alle gambe). L’ azione protettiva è data dalla ricca presenza di flavonoidi nelle foglie e nei semi (parti delle piante da cui si ricava l’ estratto secco).
Da assumere in dosi di 500-1000 mg al giorno.

MIRTILLO ROSSO
Dalle bacche blu viene estratto l’ antocianine, forti sostanze antiossidanti che prevengono il danno da radicali liberi e la fragilità capillare.
Il modo di assunzione più indicato è in forma di estratto secco titolato in antocianosidi minimo 23,8%:60-120 mg al giorno lontano dai pasti per un paio di mesi.

CENTELLA ASIATICA
Pianta tropicale perenne particolarmente efficace nello stimolare il drenaggio delle scorie metaboliche dei tessuti, aiutare il drenaggio venoso degli arti inferiori, prevenendo l’ indurimento del sottocute.
Questa pianta agisce sui capillari venosi incrementando la tonicità.
Consigliata per prevenire e curare l’ insufficienza venosa e le sue complicanze.
La centella asiatica agisce sia mediante applicazione locale (creme) sia per via orale. In quest’ ultimo caso si assumerà una pastiglia da 30-60 mg al giorno per un mese.
Sconsigliata durante la gravidanza e allattamento.

FUCUS VESICULOSUS
Nel caso in cui la cellulite è associata ad altre patologie come obesità, diabete, aumento del colesterolo, ecc. si può ricorrere a quest’alga che interviene sulla tiroide.

MELILOTO
Rimedio indicato per problemi di cellulite alle gambe, soprattutto associati a insufficienza venosa e linfatica. Ricca di cumarine, sostanza che ne garantisce il drenaggio e di cui sono ricche le foglie di questa pianta.
Assumere 50-150 mg di estratto secco titolato in cumarina al 20%, 1 volta al giorno lotano dai pasti, per 2o3 mesi intervallati da pause di 20-30 giorni.
Effetti collaterali: Talvolta l’ estratto secco può provocare nausea, diarrea, cefalea transitoria. Può potenziare effetti di altri farmaci anticoaugulanti. Controindicato in chi è affetto da emofilia.

Tag: antiossidanti, Erbe per la cellulite e il benessere delle gambe, gambe, insufficienza venosa cronica, integrale, mirtillo rosso, piante, Rimedi Naturali per, vite rossa

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Depressione

lunedì, maggio 18th, 2009

Gli stati precedentemente indicati di ansietà, emotività, angoscia, sono molte volte innestati su un sottofondo di dolore morale, sfiducia in sè stessi, cioè da una depressione che nei casi più gravi può evolvere verso uno stato di indifferenza affettiva completa del paziente. Non è certo di queste ultime forme che possiamo prenderci cura con speranza con qualche successo, poichè si tratta di vere e proprie malattie mentali che dal punto di vista erboristico non trovano rispondenza in alcun rimedio, e rappresentano per la stessa medicina un problema molto serio. Nei casi invece in cui la depressione non raggiunge questo livello e si manifesta come sintomo aggiuntivo e dominante nel quadro di uno stato ansioso, noi possiamo ricorrere a delle erbe o piante contenenti essenze aromatiche, specialmente del genere della Labiate, come la Lavanda, che hanno azione sulla corteccia cerebrale in senso antidepressivo. Useremo la tintura di Lavanda (da preparare al 20% con alcool di 70°) in ragione di 20-25 gocce due volte al giorno. Questo rimedio sembra dare risultati più evidenti nella donna.

Nell’uomo invece allo stesso scopo useremola tintura di Coriandolo (Coriandrum sativum) o meglio dei suoi frutti. La prepareremo nello stesso modo al 20 per 100 e ne useremo ugualmente 20-25 gocce due volte al giorno.

Come si vede al nostro arsenale terapeutico in queste forme non è molto ricco. Varrebbe tuttavia sempre la pena, prima di ricorrere agli psicofarmaci, provare questi rimedi che sono, tra i pochi, quelli che hanno il conforto di una certa esperienza medica positiva.

Tag: corteccia cerebrale, depressione, erbe, malattie mentali, Patologie, piante

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Andropausa e stati di astenia sessuale

martedì, maggio 12th, 2009

L’Andropausa è l’equivalente nell’uomo di quello che è la menopausa per la donna, cioè il periodo di un naturale declino delle funzioni ormonali caratteristiche del sesso che anche nell’uomo, quando più o quando è meno, si accompagna ad un corteo di sintomi neuropsichici particolari quali depressioni, irritabilità, stati di ansia, minor rendimento intellettivo e fisico, mutamenti di carattere, ecc.

Al centro di tutto questo, la diminuita potenza che viene talvolta vissuta come un intimo dramma e che in questo stato di decadimento fisico e nervoso costituisce talvolta motivo di esigenze ed esperienze sessuali diverse, sempre col sesso opposto, ma con partner nelle quali l’uomo tenta talvolta di ricercare nuove emozioni ed eccitazioni diverse da quelle che lo appagavano prima.

Talvolta, in quetsa rassegnazione ad un fenomeno naturale, si viene a creare il giro vizioso del cane che si morde la coda; lo stesso pensieropreoccupante di non essere più capace come per il passato a compiere l’atto sessuale, fa si che anche l’energia di riserva che uno può avere venga male utilizzata e l’idea di “fare brutta figura” porta realmente a dagli stati di impotenza sempre peggiori e deprimenti.

A parte la convenienza di saper accettare con un briciolo di filosofia questo normale periodo di declino senza drammatizzare, spesso in questi casi una modesta terapia ormonale ben guidata può aiutara a superare l’impatto. Per questa terapia, un medico accorto potrà consigliare.

Dal punto di vista erboristico, senza sperare in magiche erbe della giovinezza promettenti illusorie “cariche da competizione”, ci rivolgeremo più sermplicemente con giustificata fiducia ad alcune piante che qualcosa possono effettivamente fare. Per restare tra quelle nostrane, quella che merita forse maggiore attenzione è la Santoreggia (Satureia hortensis), della quale prepareremo la tintura (foglie e fiori) con alcool di 60° (615 di quello a 95° più acqua sino al litro); 20 grammi di pianta a macero per una decina di giorni su 100 di alcool. Ne daremo 25 gocce due volte al giorno, un’ora prima dei pasti.

Altre piante che hanno un’azione certamente più spiccata in tal senso sono di origine esotica.

Per ordine di notorietà, la principale forse è lo Yohimbehe (Coryanthe Yohimbehe), di origine africana, di cui si usa la corteccia. Se ne prepara la tintura al 20 per cento con  alcool di 60° e se ne usano tre o quattro cucchiaini da caffè al giorno. Il suo uso però è da consigliare quando vi siano fatti infiammatori a carico della prostata o dell’apparato genito urinario.

Altra pianta nota è la Muira Puama (Ptycopetalum olacoides), di origine brasiliana, con le cui radfici si prepara una tintur al 20% con alcool di 20°, da prendere a cucchiaini, ugulamente, tre o quattro al giorno.

Di portata inferiore alle precedenti, ricordiamo altre due piante.

Una, di origine messicana, è la Damiana (Turnera aphodisiaca), che si prepara per tintura al 20%, con alcool di 20°, e si prende a cucchiai da tavola, due o tre al giorno. L’altra è il Gin-Seng, (Panax ginseng), originaria della Cina, la tintura delle cui radici (al 20%,  alcool di 60°) si prende al cucchiaini, tre o quattro al giorno.

Per quanto riguarda gli stati di impotenza psichica, nevrastenia sessuale in genere, che si possono verificare nell’uomo anche in età giovanile, il problema è più complicato perchè il disturbo primo non dipende da un fatto organico, cioè da un calo della libido per motivi ormonali, bensi da qualcosa che interessa la psiche del soggetto, il che è meno facile a curarsi anche dal punto di vista erboristico e rientra piuttosto nel dominio della psicoterapia. In ogni caso, nelle forme meno gravi, laddove una certa stimolazione dell’appetito sessuale potesse incoraggiare a riacquistare fiducia nelle proprie forze ed a superare almeno in parte l’intimo senso di incapacità, si potranno suggerire gli stessi prodotti suddescritti, col medesimo dosaggio.

Tag: Africa, alcool, andropausa, atto sessuale, caffè, caratteristiche del sesso, Damiana, Dell'uomo, denti, disturbo, erbe, erboristico, fiori, ginseng, gocce, Menopausa, naturale, nuove emozioni, ormonale, ormonali, pianta, piante, radici, terapia, terapia ormonale, tintura, uomo, Vale

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Mestruazioni scarse o assenti

lunedì, maggio 11th, 2009

Nel mentre una mestruazione scarsa per quantità e durata non rappresenta un fatto rilevante e può indicare una modesta insufficienza ovarica o un certo infantilismo dell’apparato genitale non preoccupante, l’assenza totale delle mestruazioni che intervenga in età feconda può essere sintomo di alterazioni ghiandolari importanti (a carico dell’ipofisi, della tiroide, del surrene) o di malattie generali serie, o ancora conseguenza di uno strss. E, malgrado indagini diagnostiche e cure specifiche, spesso i risultati sono deludenti, non scevri di quei pericoli che si possono incontrare quando si insiste con cure ormonali nel tentativo di ristabilire certi equilibri già profondamente alterati.

Anche questa è una ragione che, in casi del genere, può giustificare il ricorso alle erbe, perlomeno quando si ha già avuto modo di constatare l’inefficienza della terapia ufficiale. Sia ben chiaro ancora una volta che nella maggioranza dei casi questa alternativa la si pone, come qui, non certo perchè si considerano le erbe più attive (casomai, è il contrario), ma proprio per vedere sè con mezzi più semplici ed innocui, si possono risolvere determinate situazioni senza creare guai peggiori per l’organismo.

Senza vagare troppo per i campi… soffermiamoci su una pianticella che può fare al caso nostro. Si tratta della Salvia (Salvia officinalis) le cui tante virtù forse troppo esaltate dalla medicina di un tempo sono state altrettanto troppo trascurate dai moderni. Già dai tempi dell’antica Grecia (Dioscoride) si era notato che questa pianta aveva azione emmenagoga (atta a favorire il  mestruo) quando ancora nessuno poteva saper nulla di ormoni. Ora, sè alcuni moderni lo negano, altri però ne sostengono tale potere sulla base di ricerche che avrebbero dimostrato la presenza di “estrone” (un ormone) in percentuale di 6 unità di sostanza secca. Poca cosa apparentemente, ma sufficiente a far intuire dove stia la verità, se si pensa appunto che certe conclusioni, anticamente, si basavano soprattutto sui fatti.

Per questi casi, occorrerà usare la tintura, poichè si tratta di una cura che deve potrarsi nel tempo. La prepareremo al 20 per cento con alcool di 20°, lasciandola macerare per 15-20 giorni. La somministreremo con in dose di 50 gocce due volte al giorno, meglio un’ora prima dei pasti, e regolandosi da caso a caso. Vale a dire che nella semplice mestruazione scarsa potremo darla già iniziando quindici giorni prima del ciclo. Nella vera amenorrea (completa mancanza del mestruo) si darà invece per alcuni mesi di seguito, perlomeno per tre o quattro mesi prima di giudicarla inefficiente, e riducendo magari in seguito se il ciclo ricomparisse, per somministrarla una sola volta al giorno per parecchio tempo. E’ un tentativo che ben merita di essere fatto, perlomeno per la sua innocuità. Un’altra pianta che va tenuta presente in tali casi, sia pure in sottordine alla Salvia, e soprattutto nella scarsità mestruale, è il Senecio o Calderugia (Senecio vulgaris) già cosigliata come infuso nella dismenorrea. Anche in questa prepareremo la tintura nello stesso modo come per la Salvia e ne daremo 20-25 gocce due volte al giorno, iniziando a metà fra un ciclo e l’altro.

Infine, in alternativa a queste due piante, e soprattutto se vi fosse anche una certa sintomatologia dolorosa ricorderemo la Calendula (Calendula officinalis), per infuso di 1 grammo di fiori su una tazza di acqua bollente, due o tre tazze al giorno.

Tag: alcool, alterati, antica grecia, apparato genitale, Calendula, ciclo, Della Donna, denti, diagnostiche, Dioscoride, emmenagoga, erbe, esaltate, feconda, fiori, ghiandolari, gocce, infantilismo, infuso, insufficienza ovarica, ipofisi, medicina, mestruazione, Mestruazioni, mestruo, organismo, ormonali, ormoni, pianta, piante, pianticella, Salvia, scarsa, Senecio, sintomatologia, sintomo, soffermiamoci, surrene, terapia, tintura, tiroide, Vale

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Mestruazioni dolorose

lunedì, maggio 11th, 2009


Distinguiamo anzitutto le forme essenziali da quelle sintomatiche. Le forme essenziali sono quelle che si manifestano sia dall’inizio o quasi sin dalle prime mestruazioni e dipendono prevalentemente da un disordine ghiandolare che risale all’ipofisi, con conseguente anormale stimolo sulle ovaie e relativa produzione esagerata di ormoni.

Le forme sintomatiche sono invece quelle che possono presentarsi in qualunque momento dall’inizio dei mestrui sino alla loro cessazione, e dipendono da malattie congenite o sopraggiunte dell’apparato genitale.

Da queste considerazione e da quanto già detto sull’insufficienza della terapia erboristica in campo ormonal, si comprende agevolmente come in tutti questi casi, a parte la necessità di dover accettare il perchè di una dismenorrea, il nostro eventuale intervento potrà essere puramente sintomatico e palliativo. Nelle forme essenziali infatti non potremo certemente correggere il disturbo primitivo, ed in quelle secondarie non potremo rimuovere un’infantilismo o un fibroma o una infiammazione uterina.

D’altra parte non è neppure da credere che la possibilità della stessa Medicina siano tali da risolvere questi casi con facilità e fare a meno dei palliativi; tutt’altro. Vi sono infiniti casi di queste pazienti che hanno tentato le più lodevoli cure ufficiali ma ciò nonostante ogni mese devono ricorrere ai sedativi ed il loro periodo ciclico resta sempre un problema.

In tal casi, quando si siano esaurite le loro le varie risorse terapeutiche normali e la paziente sia costretta ai sedativi, nulla di male, e molto spesso anche benefico il ricorso alle erbe. Si tratta qui di far cadere la nostra scelta su un certo numero che cercherò di limitare a quelle di più comprovata efficacia, orientandoci su alcuni dati.

Quando i dolori sono più forti delle regole e via via diminuiscono e man mano che il flusso si stabilisce e si fa più regolare, si puo trattare di uno spasmo uterino, più frequente in quelle ragazzine che spesso si presentano come soggetti longelinei, astenici, con note di inappetenza, anemia e fragilità nervosa. In questi casi spesso si dimostra efficacia l’Artemisia Vulgaris (Canapaccio, Erba di S. Giovanni). Ne useremo l’infuso di 30 grammi in un litro di acqua, mezz’ora di infusione, un bicchiere al mattino, cominiciando già due o tre giorni prima e due o tre in giornata durante il flusso.

Sempre in questi casi, laddove spiccano note di nervosismo, irritabilità, eventuale mal di testa, un’altra pianta da tenere presente è l’Angelica, sia quella selvatica (Angelica silvestris) che l’Angelica archangelica, e meglio di tutto le radici di queste piante con le quali si preparerà l’infuso, 30 grammi per litro, da prendere in dosi di tre, cinque tazzine da caffè al giorno un pò lon tano dai pasti. Qui la dose dell’infuso è di appunto di 30 grammi anzichè di 20 perchè con l’Angelica, per avere un’azione depressiva, il dosaggio va aumentato.

Sempre in casi del genere non si può dimenticare la comune Camomilla ( Matricaria chamomilla) che deve proprio il suo appellativo matricaria in riferimento all’utero (matrice) e alle proprietà sedative su questo, notate sin dai tempi più remoti. Inutile, descriverne la preparaxzione e l’uso. Più utile è certamente sapere che l’usarla di frequente come abitudine, spesso può portare ad effetti del tutto contrari, opposti, sia come sedativo nervoso che come antispasmodico, perchè agisce già a piccole dosi, e le dosi forti e ripetute possono appunto dar luogo a fatti del genere.

In altri casi e questo si nota più di frequente nella donna in piena attività genitale, le crisi dolorose persistono per tutta la durata delle mestruazioni. Qui in genere vi è un’infezione genitale cronica oppure vi sono delle malformazioni congenite.

In altri casi ancora, infine, i dolori non compaiono che durante la seconda metà del periodo mestruale, e più precisamente dal terzo giorno in poi. Inoltre si tratta di donne fra i 30 e i 50 anni, che hanno avuto figli o interventi operatori sull’utero, e sono affette spesso da prolasso, fibromi, annessiti. Qui la dismenorrea è dovuta ad endometrosi, disturbo che praticamente consiste nel persistere tardivo delle trasformazioni mestruali a carico di singole zone della parete interna dell’utero, punti nei quali poi residuano come delle piccole cisti ripiene di sangue. Tutto ciò che si cerca di spiegare circa questi tre aspetti più frequenti dei dolori mestruali non ha la pretesa di voler essere una trattazione specialistica dell’argormento come premessa per indicarvi poi trattamenti erboristici diversi da un caso all’altro. Anzi servirà piuttosto a far capire come dietro il fenomeno del ricorrente dolore mensile vi siano cause molto complesse per le quali, da caso a caso, la stessa medicina deve vagliare l’opportunità di trattamenti particolari, compresi quelli chirurgici (raschiamenti) ed altre manovre più o meno difficili. Ed ancora, questa messa a punto ha lo scopo di concludere che, a parte quei casi per i quali ho indicato l’Artemisia, l’Angelica, la Camomilla, e che riguardano più che altro le giovanissime ai primi mestrui, in tutti gli altri non vi è da farsi molte illusioni e sarebbe inutile fare un lungo elenco di erbe che in pratica non offrono sostanziali differenze d’azione l’una dall’altra. Vuol dire che qui ne potremo “provare” alcune,  osservandone l’effetto e scegliendo quella che poi ci sembra più efficace. Proveremo dunque: La Borsapastore (Capsella bursa pastoris), infuso della parte aerea della pianta, 50 grammi in un litro di acqua bollente, per 10 minuti, da bere a bicchieri, uno ogni ora. Oppure della stessa, la tintura, preparata con 20 grammi di pianta su 100 di alcool di 20°, da prendere in dose di 3 cucchiaini al giorno già 10 giorni prima del mestruoe 5 o 6 al giorno durante lo stesso.

Il Millefoglio (Achillea millefolium) infuso concentrato di 50 grammi di fiori per litro, tre o quattro tazze al giorno.

Il Senecio (Senecio vulgaris, Calderugia) infuso di radici fatto con 50 grammi per litro, due o tre tazze al giorno iniziando già due o tre giorni prima del mestruo.

La Ruta (Ruta graveolens), meglio in tintura, dieci gocce su zucchero tre o quattro volte al giorno, non oltre.

Tag: Achillea, alcool, Angelica, apparato genitale, Borsapastore, caffè, Della Donna, disturbo, erbe, fibroma, fibromi, fiori, gocce, infantilismo, infusi, infusione, infuso, ipofisi, malattie congenite, medicina, Mestruazioni, mestruo, Millefoglio, millefolium, nervosa, nervosismo, ormoni, persi, pianta, piante, prime mestruazioni, radici, risorse, sangue, Senecio, spasmo, terapeutiche, terapia, tintura, utero, Vale

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Caffeina

venerdì, aprile 17th, 2009

Caffeina formula di struttura

Nomi alternativi

7-metilteobromina
teina

Caratteristiche generali

caffeina

caffeina

Formula bruta o molecolare C8H10N4O2
Massa molecolare (u) 194,20 g/mol
Aspetto solido bianco
Numero CAS 58-08-2
Proprietà chimico-fisiche
Densità (g/cm3, in c.s.) 1,23 (20 °C)
Solubilità in acqua (20 °C) poco solubile
Temperatura di fusione (K) 509.65 (236.5 °C)
Indicazioni di sicurezza
Temperatura di autoignizione (K) >873 (600 °C)
Simboli di rischio chimico

Nocivo

frasi R: R 22
frasi S: S –

La caffeina o 1,3,7-trimetilxantina [1,3,7-trimetil-1H-purin-2,6(3H,7H)-dione] è un alcaloide naturale presente nelle piante di caffè, cacao, tè (dove è parte del complesso chimico teina), cola, guaranà (parte della guaranina) e mate (parte della mateina), e nelle bevande da esse ottenute.

A temperatura ambiente si presenta come un solido bianco inodore.

È un composto stupefacente. Chimicamente è una xantina (1,3,7-trimetilxantina) e come tale svolge azione stimolante del sistema nervoso centrale (elimina la sonnolenza e attiva il senso di attenzione) intervenendo sulle sinapsi; di lieve azione diuretica e di modesto effetto vasodilatatore, ha un effetto irritante per la mucosa dello stomaco. Per la sua azione stimolante è usata come antidoto dei farmaci ipnotici. Effetti negativi da sovradosaggio sono eccitazione, insonnia, tremori, nausea, vomito, aumento della diuresi, tachicardia, extrasistole.

La grande popolarità delle bevande contenenti caffeina (caffè e tè anzitutto) rende questa la sostanza psicoattiva più diffusa nel mondo.
Indice

* 1 Storia
* 2 Effetti
o 2.1 Metabolismo
o 2.2 Meccanismo d’azione
o 2.3 Effetti collaterali
* 3 Estrazione della caffeina
* 4 Prodotti energetici alla caffeina
* 5 Collegamenti esterni
* 6 Voci correlate

Storia

Benché il tè venga consumato in Cina da migliaia di anni, il primo uso documentato di bevande contenenti caffeina per il loro effetto farmacologico risale al XV secolo, i sufisti dello Yemen, infatti, bevevano caffè per tenersi svegli durante le lunghe preghiere. Nel XVI secolo il caffè cominciò ad essere venduto ad Istanbul, Il Cairo ed alla Mecca, mentre nel XVII secolo la bevanda cominciò a diffondersi e ad essere venduta in Europa.

Effetti

La caffeina è uno stimolante del sistema nervoso centrale e viene utilizzata in ambito medico e ricreazionale in caso di sonnolenza. È importante notare che la caffeina va utilizzata solo occasionalmente e dosi di caffeina non possono rimpiazzare il sonno. L’utilizzo prolungato di caffeina porta a tolleranza.

Metabolismo
Metabolizzazione della caffeina

La caffeina viene completamente assorbita nello stomaco e nel tratto iniziale dell’intestino nei primi 45 minuti dopo l’ingestione, viene distribuita lungo tutto il corpo nei fluidi corporei ed eliminata con una cinetica del primo ordine. La caffeina è metabolizzata nel fegato dal sistema enzimatico citocromo P450 ossidasi, dove viene convertita in tre dimetilxantine, ognuna delle quali ha un effetto diverso:

* Paraxantina (84%): stimola la lipolisi e porta ad una maggiore concentrazione di glicerolo ed acidi grassi nel sangue.
* Teobromina (12%): dilata i vasi sanguigni. La teobromina è anche il principale alcaloide presente nel cacao.
* Teofillina (4%): Rilassa la muscolatura liscia nei bronchi, è usata infatti nel trattamento dell’asma. La dose di teofillina usata in tale trattamento è molto più grande di quella dovuta al metabolismo della caffeina.

Tutti e tre i metaboliti subiscono ulteriori stadi metabolici prima di essere esecreti con le urine.

Meccanismo d’azione
modello 3D animato della molecola

La molecola della caffeina è strutturalmente simile all’adenina (la base azotata dell’adenosina) e si lega ai recettori del nucleoside sulle membrane cellulari. Si ha quindi un’inibizione competitiva; la caffeina influisce cioè con un processo di regolazione dei nervi mediante scarica del potenziale post sinaptico. Si ha come risultato un aumento dei livelli di epinefrina (adrenalina) e noradrenalina. L’adrenalina stimola quindi il sistema nervoso simpatico e porta ad un aumento del battito cardiaco e dell’afflusso di sangue ai muscoli, ad una diminuzione dell’afflusso di sangue alla pelle ed agli organi interni ed al rilascio di glucosio del fegato.

La caffeina è anche un inibitore della cAMP-PDE (AMP ciclico fosfodiesterasi) che converte il cAMP (adenosinmonofosfato ciclico) nella sua forma aciclica (cAMP –> AMP). Poiché il cAMP è secondo messaggero per l’azione dell’adrenalina, ridurre l’attività della fosfodiesterasi significa prolungare l’effetto di adrenalina/epinefrina e sostanze simili come anfetamina, metanfetamina e metilfenidato.

I metaboliti della caffeina contribuiscono a potenziare l’effetto di questa sostanza. – La teobromina è un vasodilatatore che aumenta il flusso di ossigeno e di nutrienti al cervello ed ai muscoli. – La teofillina è un rilassante muscolare che agisce principalmente sui bronchioli polmonari, su cui ha un effetto cronotropo e inotropo. – La paraxantina aumenta la quantità di acidi grassi e glicerolo nel sangue che possono essere metabolizzati dai muscoli.

Effetti collaterali

La dose letale della caffeina per un uomo adulto, è stimata essere fra 150 ed i 200mg per Kg di massa corporea somministrati per via orale in un intervallo di tempo che va in genere dalle 3,5 alle 10 ore. Vari fattori possono allungare l’emivita della caffeina e quindi questo intervallo cresce per le donne in gravidanza, per effetto delle pillole contraccettive e per i bambini.

La caffeina provoca un aumento di acidi gastrici; un utilizzo prolungato nel tempo può quindi portare ad ulcera, esofagite e riflusso gastrointestinale. Un abuso può anche portare a nervosismo, irritabilità, ansia, insonnia e palpitazioni. È sconsigliata alle donne in gravidanza o che vogliono avere un bambino

Chi consuma regolarmente caffeina sviluppa una tolleranza che si traduce in un affievolimento dell’effetto della caffeina e contemporaneamente in una accresciuta sensibilità verso l’adenosina. Il risultato di ciò è una diminuzione della pressione sanguigna e ad un aumento della quantità di sangue nella testa che porta ad emicrania. Altri sintomi sono nausea, ansia, irritabilità. In casi di abuso si possono avere sintomi quali depressione, incapacità di concentrarsi, demotivazione.

Estrazione della caffeina

La procedura di estrazione viene operata direttamente sui chicchi di caffè per poterne ottenere una bevanda dalle caratteristiche organolettiche equivalenti, ma decaffeinata. Il solvente maggiormente utilizzato nell’industria è l’anidride carbonica in fase supercritica (31 °C e 73 atm circa). Dopo l’evaporazione del solvente la caffeina viene purificata e rivenduta.

Prodotti energetici alla caffeina

Spesso oggi la caffeina è utilizzata come ingrediente di base in vari prodotti energetici, quali bevande o caramelle (ad esempio Red Bull, Planet Energy,White Bull, shark, foosh, Burn). Questi prodotti sono utilizzati di sovente per superare periodi insonni o per aumentare la soglia di attenzione, per esempio durante la guida notturna.

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Rimedio Naturale

venerdì, aprile 10th, 2009
rimedio naturale

rimedio naturale

RimedioNaturale.com vi porterà alla scoperta dei rimedi naturali che molto spesso sono andati persi o dimenticati. Tradizioni europee e non, scoperte nuove e antiche. La Natura spesso ci offre rimedi naturali in grado di curarci, di farci stare meglio e di apparire migliori. Anche la medicina moderna affonda le sue radici nell’ erboristeria che altro non è che l’ utilizzo delle erbe  e di principi attivi naturali per la cura e la salute dei nostri corpi e delle nostre menti.

per saperne di più, tratto da Wikipedia:

Sin dalla notte dei tempi le erbe venivano raccolte e preparate per sostenere il benessere e la salute dell’uomo.

Inoltre, la loro presenza all’interno di antiche tombe è un indizio che a loro venivano attribuiti poteri magici e soprannaturali: in Iraq, all’interno di un sarcofago di 60.000 anni fa si sono trovate 8 diverse piante medicinali e ancor oggi gli sciamani dell’Amazzonia e i guaritori della Steppa assumono costantemente allucinogeni (ad esempio l’Amanita muscaria), preparano decotti, impacchi, unguenti e pozioni per curare i malati. La conoscenza riguardo i trattamenti era trasmessa da una generazione all’altra. Fu nel 3000 a.C. che comparvero i primi scritti; il più antico è il Papiro Ebers che elenca molte piante, consigli per un loro utilizzo adatto, incantesimi e magie. Nel IV secolo a.C. Aristotele sosteneva che le piante possedevano un’anima; fu con Ippocrate (460 a.C.) che la scienza cominciò a separarsi dalla magia. Col passare dei secoli il fiorire del commercio portò la ricchezza di nuovi studi e nuove conoscenze.

Oggi si possono distinguere, fra le altre, tre grandi tradizioni fitoterapiche:

* La tradizione popolare del mondo occidentale, basata sull’esperienza greca e la romana
* La antichissima tradizione ayurvedica indiana
* La medicina tradizionale cinese.

Questo patrimonio culturale, iniziato con l’uso sperimentale delle piante da parte delle popolazioni primitive, è utilizzato dalla scienza moderna che, con i suoi mezzi di ricerca atti ad isolare i principi attivi e ad individuare i meccanismi d’azione delle erbe, ha determinato la nascita di una “nuova erboristeria”.

Erboristeria tradizionale

L’erboristeria tradizionale era prerogativa delle casalinghe. Esse coltivavano spezie ed erbe medicinali nei loro orti o le raccoglievano allo stato selvaggio. Le usavano fresche o le conservavano seccandole; oppure estraevano le sostanze mettendole in infusione in vino o grappa. Preparazioni galeniche sofisticate venivano preparate da persone specializzate o farmacisti. I loro fornitori erano erboristi che per lo più raccoglievano erbe allo stato selvatico. Oggigiorno, l’erboristeria tradizionale è considerata un passatempo per persone affascinate dalla botanica, per salutisti, “verdi” e altri gruppi. Per molti è anche un nostalgico folclorismo.

Erboristeria moderna

L’Erboristeria moderna nel corso dell’industrializzazione sociale, è stata modernizzata. La raccolta selvatica d’un tempo è stata sostituita da coltivazioni agricole specializzate in erbe e medicinali.

Fornivano e forniscono i loro prodotti alle industrie:

* alimentari,
* cosmetiche,
* erboristiche e
* farmaceutiche

L’industria li elabora in:

* integratori alimentari,
* prodotti salutistici,
* cosmetici,
* prodotti erboristici e
* fitoterapici
* farmaci

Una tale specializzazione richiede delle formazioni adatte. Per esempio molte facoltà di Farmacia dell’Università italiana, offrono un corso di laurea in erboristeria (la denominazione varia a seconda della Facoltà), che include il sapere basilare di tutti prodotti, processi artigianali, industriali, commerciali e di consulenza coinvolti. Ma alla fine del corso triennale, l’unica cosa che un erborista può fare è il contadino. La carente legislazione italiana non tutela l’Erborista, trasferendo tutte le competenze al farmacista, che poco o nulla sa di botanica e fitoterapia.

Erboristeria e fitoterapia

La fitoterapia era ed è, da sempre, una forma terapeutica. È adottata da medici dotti, naturopati, terapisti alternativi e complementari, guaritori e da persone senza formazione medica. Prodotti industrialmente fabbricati sono reperibili in ogni farmacia (come “fitoterapici”), naturalmente dall’erborista (come “prodotti salutari”,senza finità terapeutica, che è ad esclusivo utilizzo del farmacista), e certi persino nei supermercati (come “integratori”). Il vantaggio è la comodità e una certa garanzia di qualità, lo svantaggio é costituito dai costi e dal fatto che vanno perse vecchie culture artigianali quali:

* orticultura di piante medicinali,
* erboristeria selvatica,
* raccolta e conservazione di fitorimedi
* e in più le arti galeniche.

La Fitoterapia è la disciplina medica che si serve delle piante e dei loro derivati per scopi medico-terapeutici. Tanti farmaci (si stima ca. 1/3, con tendenza all’ aumento) si basano originalmente su sostanze sintetizzate da piante e non in laboratorio.

Un esempio recente è il Tamiflu: La sostanza attiva (antivirale) viene estratta dal pericarpio verde di anice stellato (Illicium verum Hooker fil.).Riguardo l’uso del seme usato come spezia nella Cina sud-orientale ci sono grandi coltivazioni. Al momento, i coltivatori fanno affari con l’industria farmaceutica, e questo fino a quando non sarà economicamente conveniente l’utilizzo di un battere geneticamente modificato (in via di sviluppo), che sintetizza in bioreattori la stessa sostanza attiva.

Da tempi remoti, i medici oltre far capo agli erbari si servono di elenchi correlativi tra piante e loro effetti terapeutici.
Per approfondire, vedi le voci Rimedio fitoterapico e Fitoterapia.

Erboristeria e galenica
L’arte di erboristi, speziali, droghisti, farmacisti

Il nome provviene dal nome del medico Galenus. Con galenica si intende la preparazione di farmaci e rimedi partendo da droghe grezze o sostanze chimiche e sostanze ausiliarie. Erano e sono ancora preparazioni di galenica tradizionale, l’arte di speziali e farmacisti. Oggi si chiama anche ‘tecnologia farmaceutica’, visto che i farmaci sono solitamente preparati confezionati.

Da circa cento anni si usano delle tabelle correlative tra gruppi di principi attivi e piante che li contengono.

La galenica fitoterapica richiede grande cautela ed esperienza nel calcolare e prevedere la quantità di principio attivo contenuta nei derivati vegetali utilizzati. Difatti questa può variare sensibilmente a seconda di vari fattori come terreno e clima di coltivazione, metodo di raccolta, modalità di conservazione (p. e. essiccazione) e produzione del rimedio, contrariamente al rimedio farmacologico in cui è sempre certa (o quasi) la quantità e qualità del principio attivo assunto, come pure i loro possibili effetti collaterali.

Medicina popolare, raccolta conservazione e preparazione

Nella medicina popolare i rimedi fitoterapici sono il rimedio. Il tesoro di ricette è immenso.

La raccolta di piante medicinali selvatiche richiede anzitutto precise conoscenze botaniche ed ecologiche. Non ci vuole una formazione ampia riguardo la conoscenza di molte piante. Come nella raccolta di funghi, ci si concentra sulle erbe che si conoscono a fondo. Questo si può imparare facilmente, facendo parte di gruppi che organizzano escursioni accompagnate da guide esperte in erboristeria.

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