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TARASSACO

giovedì, giugno 11th, 2009

Volgalmente il Tarassaco è chiamato anche Dente di leone, Soffione, Piscialetto, Ingrassaporci, Bofarella, Cicoria selvaggio e Cicoria burda. Questa pianta nei prati artificiali considerata un’ erbaccia fastidiosa, rappresenta un’ erba medicinale preziosa per l’ umanità sofferente. Fiorisce in aprile e maggio lungo tutti i viottoli, nei prati e nei capi erbosi, un tappeto giallo di fiori che ogni anno ritorna ad entusiasmarci. La pianta evita i luoghi troppo umidi. La distinguono due caratteristiche molto appariscenti: essa giova contro le colecistopatie e le epatopatie. Se ne raccolgono le foglie prima delle fioriture, le radici in primavera e e gli steli durante la fioritura. Tutta la pianta è medicinale.
E’ buona abitudine in primavera di portare tutta la pianta in tavola come insalata o di preparare per la cena un’ insalata mescolata con patate e uova sode. In Yugoslavia, nelle loro case di cura, oltre le altre insalate fresche, agli ospiti viene servita spesso a tavola un’ insalata di Tarassaco. I medici, specialisti, affermano che il Tarassaco ha un’ ottima influenza sul fegato. Oggi è risaputo che gli steli freschi, ove se ne mangiano da cinque a sei al giorno, portano rapido sollievo contro l’ epatite cronica (dolore acuto e pungente fin sotto la scapola destra). Giovano altresì contro il diabete. Sarebbe opportuno che i diabetici ne mangiassero fino a dieci gambi al giorno durante il periodo della fioritura. Si lavano gli steli con l’ infiorescenza ancora attaccata, la quale viene poi asportata, e infine si mangiano gli steli masticando lentamente. Lo stelo in un primo momento ha un sapore amarognolo, è croccante e succoso e si presenta al palato come una foglia di endivia. Persone sempre malaticcie che si sentono stanche e svogliate, dovrebbero fare quindici giorni di cura a base di freschi steli di Tarassaco. Saranno sorpresi dall’ eccellente effetto ottenuto.
Gli stessi aiutano anche contro altri disturbi. Liberano dal prurito della pelle, dal lichen semplice e dagli sfoghi, migliorano i succhi gastrici e depurano lo stomaco da ogni sorta di sostanze tossiche. Riescono a sciogliere i calcoli biliari e stimolano l’ attività del fegato e della colecisti. Oltre ai sali minerali, il Tarassaco contiiene importanti principi medicinali e costituenti che sono utilissimi contro le malattie del ricambio. A causa della sua azione disintossicante sul sangue esso aiuta inoltre contro la gotta ed i reumatismi; i gonfiori delle ghiandole si riassorbono quando si riesce a seguire la cura degli steli frechi per tre o quattro settimane. Il Tarassaco porta a ottimi risultati anche nella cura dell’ itterizia e delle malattie della milza.
Le radici del Tarassaco, mangiate crude o sotto forma di tisana ricavata dopo l’ essicazione hanno un’ effetto disontissicante del sangue, aiutano la digestione e sono diuretiche, favoriscono la sudorazione e tonificano. Rendono fluido il sangue e sono considerate un ottimo rimedio contro la viscosità.
Tutti gli erbari riferiscono che le donne si servivano della tisana di foglie e radici come cosmetico. Con essa solevano lavarsi occhi e viso, sperando in tal modo di ottenere un viso pulito e puro.La pianta fa parte di quelli che non si riposano durante i mesi invernali e producono foglie anche durante i mesi freddi.
E’ buona abitudine ogni primavera, prepararsi uno sciroppo di fiori di Tarassaco, che ha un ottimo sapore e giova alla salute.
Questa preziosa pianta medicinale occupa un posto significativo nella medicina popolare. Purtroppo la maggior parte della genta la disprezza e vede in lei soltanto un’ erbaccia noiosa.

Modalità di preparazione
Tisana: Per una notte lasciar riposare un cucchiaino colo di Tarassaco in 1/4 di litro di acqua; il giorno appresso riscaldare il tutto fino all’ ebollizione e filtrarlo. Sorseggiare questo quantitativo una mezza ora prima e una mezza ora dopo la colazione.

Insalata: Prepararla di foglie e steli freschi e crudi.

Steli: Masticare lentamente e mangiare ogni giorno da 5 a 10 steli crudi e freschi.

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Tag: Aumento Energia, dente di leone, Disturbi allo stomaco, fiori, influenza, Intestino, Patologie, Rimedi Naturali per

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Andropausa e stati di astenia sessuale

martedì, maggio 12th, 2009

L’Andropausa è l’equivalente nell’uomo di quello che è la menopausa per la donna, cioè il periodo di un naturale declino delle funzioni ormonali caratteristiche del sesso che anche nell’uomo, quando più o quando è meno, si accompagna ad un corteo di sintomi neuropsichici particolari quali depressioni, irritabilità, stati di ansia, minor rendimento intellettivo e fisico, mutamenti di carattere, ecc.

Al centro di tutto questo, la diminuita potenza che viene talvolta vissuta come un intimo dramma e che in questo stato di decadimento fisico e nervoso costituisce talvolta motivo di esigenze ed esperienze sessuali diverse, sempre col sesso opposto, ma con partner nelle quali l’uomo tenta talvolta di ricercare nuove emozioni ed eccitazioni diverse da quelle che lo appagavano prima.

Talvolta, in quetsa rassegnazione ad un fenomeno naturale, si viene a creare il giro vizioso del cane che si morde la coda; lo stesso pensieropreoccupante di non essere più capace come per il passato a compiere l’atto sessuale, fa si che anche l’energia di riserva che uno può avere venga male utilizzata e l’idea di “fare brutta figura” porta realmente a dagli stati di impotenza sempre peggiori e deprimenti.

A parte la convenienza di saper accettare con un briciolo di filosofia questo normale periodo di declino senza drammatizzare, spesso in questi casi una modesta terapia ormonale ben guidata può aiutara a superare l’impatto. Per questa terapia, un medico accorto potrà consigliare.

Dal punto di vista erboristico, senza sperare in magiche erbe della giovinezza promettenti illusorie “cariche da competizione”, ci rivolgeremo più sermplicemente con giustificata fiducia ad alcune piante che qualcosa possono effettivamente fare. Per restare tra quelle nostrane, quella che merita forse maggiore attenzione è la Santoreggia (Satureia hortensis), della quale prepareremo la tintura (foglie e fiori) con alcool di 60° (615 di quello a 95° più acqua sino al litro); 20 grammi di pianta a macero per una decina di giorni su 100 di alcool. Ne daremo 25 gocce due volte al giorno, un’ora prima dei pasti.

Altre piante che hanno un’azione certamente più spiccata in tal senso sono di origine esotica.

Per ordine di notorietà, la principale forse è lo Yohimbehe (Coryanthe Yohimbehe), di origine africana, di cui si usa la corteccia. Se ne prepara la tintura al 20 per cento con  alcool di 60° e se ne usano tre o quattro cucchiaini da caffè al giorno. Il suo uso però è da consigliare quando vi siano fatti infiammatori a carico della prostata o dell’apparato genito urinario.

Altra pianta nota è la Muira Puama (Ptycopetalum olacoides), di origine brasiliana, con le cui radfici si prepara una tintur al 20% con alcool di 20°, da prendere a cucchiaini, ugulamente, tre o quattro al giorno.

Di portata inferiore alle precedenti, ricordiamo altre due piante.

Una, di origine messicana, è la Damiana (Turnera aphodisiaca), che si prepara per tintura al 20%, con alcool di 20°, e si prende a cucchiai da tavola, due o tre al giorno. L’altra è il Gin-Seng, (Panax ginseng), originaria della Cina, la tintura delle cui radici (al 20%,  alcool di 60°) si prende al cucchiaini, tre o quattro al giorno.

Per quanto riguarda gli stati di impotenza psichica, nevrastenia sessuale in genere, che si possono verificare nell’uomo anche in età giovanile, il problema è più complicato perchè il disturbo primo non dipende da un fatto organico, cioè da un calo della libido per motivi ormonali, bensi da qualcosa che interessa la psiche del soggetto, il che è meno facile a curarsi anche dal punto di vista erboristico e rientra piuttosto nel dominio della psicoterapia. In ogni caso, nelle forme meno gravi, laddove una certa stimolazione dell’appetito sessuale potesse incoraggiare a riacquistare fiducia nelle proprie forze ed a superare almeno in parte l’intimo senso di incapacità, si potranno suggerire gli stessi prodotti suddescritti, col medesimo dosaggio.

Tag: Africa, alcool, andropausa, atto sessuale, caffè, caratteristiche del sesso, Damiana, Dell'uomo, denti, disturbo, erbe, erboristico, fiori, ginseng, gocce, Menopausa, naturale, nuove emozioni, ormonale, ormonali, pianta, piante, radici, terapia, terapia ormonale, tintura, uomo, Vale

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Menopausa

martedì, maggio 12th, 2009

I disturbi dell’età critica femminile possono essere di grado più o meno notevole ed accanto casi che decorrono con la semplice comparsa di alterazioni vasomotorie, come le caldane, qualche palpitazione o al massimo leggere variazione dell’umore, ve ne sono altri nei quali l’assettamento dell’equilibrio endocrino comporta alterazioni ben più fastidiose di fronte alle quali si è praticamente costretti a ricorrere ad adeguata terapia ormonale per la quale erboristicamente non abbiamo surrogati di azione sufficiente a compensare la situazione. Di fronte però alla sintomatologia minore, e si tratta dei casi più frequenti, qualcosa si può fare anche dal nostro punti di vista, tanto più se si vogliono evitare gli ormoni che non sono sempre del tutto innocui.

Per le vampe di calore, le congestioni, ed anche per un certo effetto sull’insonnia e l’eccitazione nervosa, un buon rimedio è il Meliloto (Melilotus officinalis) o Erba vetturina. Per il fatto di contenere anche una sostanza chiamata “cumarina”, è da considerarsi inoltre un buon fluidificante del sangue. Lo useremo in forma di tintura, da prepararsi con le sue sommità fiorite ed alcool di 20°, nella proporzione di 20 grammi per cento di alcool e da somministrare a basso dosaggio, cioè 5-10 gocce tre volte al giorno, a distanza dai pasti. Chi ne volesse usare l’infuso, lo può preparare con 30-40 grammi su un litro di acqua, di cui prendere tre tazze al giorno.

Per il nervosismo e la tachicardia un altro buon rimedio è il Biancospino (Crataegus oxiacantha) che useremo in infuso, in dose di 3 grammi su 100 di acqua bollente (20 minuti di infusuione) e daremo a tazzine, 5 o 6 al giorno.

In particolare, per lo stato di ansietà, agitazione, potrebbe essere  utile la Valeriana (Valeriana officinalis) sotto forma di decotto infusione che potremo preparare la sera precedente, 15 grammi di radici per litro di acqua, a bollire per 10 minuti, lasciando riposare tutta la notte per bere l’indomani, tre bicchieri durante la giornata. Volendo preparare la tintura, useremo l’alcool al 70° (720 grammi di quello a 95° più acqua sino al litro); 20 grammi di radici spezzettate in cento per alcool di alcool e solita macerazione per 15 giorni almeno. Tale tintura si darà in dose di 30-40 gocce due o tre volte al giorno.

Tag: agitazione, alcool, ansietà, Biancospino, caldane, congestioni, Crataegus, cumarina, decotto, Della Donna, eccitazione, endocrino, erboristicamente, fiori, fluidificante, gocce, infusi, infusione, infuso, infusuione, insonnia, macerazione, Meliloto, Melilotus, Menopausa, nervosa, nervosismo, ormonale, ormoni, oxiacantha, palpitazione, radici, rimedi, rimedio, sangue, sintomatologia, tachicardia, terapia, terapia ormonale, tintura, umore, Vale, Valeriana, vampe, variazione, vasomotorie

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Mestruazioni abbondanti

lunedì, maggio 11th, 2009

In questi casi si parlerà di “ipermenorrea” o addirittura di “menorragia” (se il disturbo fosse molto accentuato).

Evidentemente, anche qui, le cause andranno studiate dal medico, perchè possono essere di origine ormanale ipofisaria, o da malattie generali, o dovute a scarsa contrattilità dell’utero, iperplasia della sua mucosa interna, fibromi, tumori ovarici, ecc. Questo va detto a scanso di equivoci, prima di passare a certe proposte terapeutiche disinvolte, che anche e soprattutto a livello erboristico non possono essere confortate da sucessive speranze.

In ogni caso, sempre nel presupposto di non avere altre scelte da fare, verrebbe la pena di tentare una o l’altra di queste cure: la Borsapastore, in forma di tintura che daremo in dose di un cucchiaino tre volte al giorno, iniziando sempre almeno una volta prima dal ciclo, e salendo anche a quattro o cinque durante il medesimo. Questa pianta per la presenza di sostanze chiamate “bioflavonoide” e di vari sali di potassio ha azione di vasocostrittrice sulla mucosa liscia dell’utero, in modo simile alla Segale cornuta, molto usata dalla medicina ufficiale.

In seconsa posizione va considerato il Millefoglio (Achillea millefolium), in forma di infuso, consigliato usare la somministrazione in tintura, da prepararsi al 20%, con alcool di 20°, stesso dosaggio come per la Borsapastore.

Al pari dell’Achillea millefolium, si può considerare anche il Lamio bianco (Lamium album), ed anche di questo, preferibile la tintura, da prepararsi con i fiori, sempre al 20% con alcool di 20°, 30 gocce tre volte al giorno nei giorni precedenti al mestruo e quattro o cinque volte invece durante il periodo stesso.

Altra pianta che viene usata in questi casi con vantaggio per le proprietà emostatiche (nonostante che alcune osservazione scientifiche sembrino negare tali proprietà) è l’Equiseto. Nonostante ciò vale la pena provare il decotto (60 grammi per litro da bollire per un’ora), prenderne tre tazze al giorno. Se il rimedio si dimostrasse efficace se ne potrebbe poi utilizzare l’uso in tintura, da preparare e  utilizzare come già sopra detto, cominciando qualche giorno prima del mestruo.

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Mestruazioni scarse o assenti

lunedì, maggio 11th, 2009

Nel mentre una mestruazione scarsa per quantità e durata non rappresenta un fatto rilevante e può indicare una modesta insufficienza ovarica o un certo infantilismo dell’apparato genitale non preoccupante, l’assenza totale delle mestruazioni che intervenga in età feconda può essere sintomo di alterazioni ghiandolari importanti (a carico dell’ipofisi, della tiroide, del surrene) o di malattie generali serie, o ancora conseguenza di uno strss. E, malgrado indagini diagnostiche e cure specifiche, spesso i risultati sono deludenti, non scevri di quei pericoli che si possono incontrare quando si insiste con cure ormonali nel tentativo di ristabilire certi equilibri già profondamente alterati.

Anche questa è una ragione che, in casi del genere, può giustificare il ricorso alle erbe, perlomeno quando si ha già avuto modo di constatare l’inefficienza della terapia ufficiale. Sia ben chiaro ancora una volta che nella maggioranza dei casi questa alternativa la si pone, come qui, non certo perchè si considerano le erbe più attive (casomai, è il contrario), ma proprio per vedere sè con mezzi più semplici ed innocui, si possono risolvere determinate situazioni senza creare guai peggiori per l’organismo.

Senza vagare troppo per i campi… soffermiamoci su una pianticella che può fare al caso nostro. Si tratta della Salvia (Salvia officinalis) le cui tante virtù forse troppo esaltate dalla medicina di un tempo sono state altrettanto troppo trascurate dai moderni. Già dai tempi dell’antica Grecia (Dioscoride) si era notato che questa pianta aveva azione emmenagoga (atta a favorire il  mestruo) quando ancora nessuno poteva saper nulla di ormoni. Ora, sè alcuni moderni lo negano, altri però ne sostengono tale potere sulla base di ricerche che avrebbero dimostrato la presenza di “estrone” (un ormone) in percentuale di 6 unità di sostanza secca. Poca cosa apparentemente, ma sufficiente a far intuire dove stia la verità, se si pensa appunto che certe conclusioni, anticamente, si basavano soprattutto sui fatti.

Per questi casi, occorrerà usare la tintura, poichè si tratta di una cura che deve potrarsi nel tempo. La prepareremo al 20 per cento con alcool di 20°, lasciandola macerare per 15-20 giorni. La somministreremo con in dose di 50 gocce due volte al giorno, meglio un’ora prima dei pasti, e regolandosi da caso a caso. Vale a dire che nella semplice mestruazione scarsa potremo darla già iniziando quindici giorni prima del ciclo. Nella vera amenorrea (completa mancanza del mestruo) si darà invece per alcuni mesi di seguito, perlomeno per tre o quattro mesi prima di giudicarla inefficiente, e riducendo magari in seguito se il ciclo ricomparisse, per somministrarla una sola volta al giorno per parecchio tempo. E’ un tentativo che ben merita di essere fatto, perlomeno per la sua innocuità. Un’altra pianta che va tenuta presente in tali casi, sia pure in sottordine alla Salvia, e soprattutto nella scarsità mestruale, è il Senecio o Calderugia (Senecio vulgaris) già cosigliata come infuso nella dismenorrea. Anche in questa prepareremo la tintura nello stesso modo come per la Salvia e ne daremo 20-25 gocce due volte al giorno, iniziando a metà fra un ciclo e l’altro.

Infine, in alternativa a queste due piante, e soprattutto se vi fosse anche una certa sintomatologia dolorosa ricorderemo la Calendula (Calendula officinalis), per infuso di 1 grammo di fiori su una tazza di acqua bollente, due o tre tazze al giorno.

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Mestruazioni dolorose

lunedì, maggio 11th, 2009


Distinguiamo anzitutto le forme essenziali da quelle sintomatiche. Le forme essenziali sono quelle che si manifestano sia dall’inizio o quasi sin dalle prime mestruazioni e dipendono prevalentemente da un disordine ghiandolare che risale all’ipofisi, con conseguente anormale stimolo sulle ovaie e relativa produzione esagerata di ormoni.

Le forme sintomatiche sono invece quelle che possono presentarsi in qualunque momento dall’inizio dei mestrui sino alla loro cessazione, e dipendono da malattie congenite o sopraggiunte dell’apparato genitale.

Da queste considerazione e da quanto già detto sull’insufficienza della terapia erboristica in campo ormonal, si comprende agevolmente come in tutti questi casi, a parte la necessità di dover accettare il perchè di una dismenorrea, il nostro eventuale intervento potrà essere puramente sintomatico e palliativo. Nelle forme essenziali infatti non potremo certemente correggere il disturbo primitivo, ed in quelle secondarie non potremo rimuovere un’infantilismo o un fibroma o una infiammazione uterina.

D’altra parte non è neppure da credere che la possibilità della stessa Medicina siano tali da risolvere questi casi con facilità e fare a meno dei palliativi; tutt’altro. Vi sono infiniti casi di queste pazienti che hanno tentato le più lodevoli cure ufficiali ma ciò nonostante ogni mese devono ricorrere ai sedativi ed il loro periodo ciclico resta sempre un problema.

In tal casi, quando si siano esaurite le loro le varie risorse terapeutiche normali e la paziente sia costretta ai sedativi, nulla di male, e molto spesso anche benefico il ricorso alle erbe. Si tratta qui di far cadere la nostra scelta su un certo numero che cercherò di limitare a quelle di più comprovata efficacia, orientandoci su alcuni dati.

Quando i dolori sono più forti delle regole e via via diminuiscono e man mano che il flusso si stabilisce e si fa più regolare, si puo trattare di uno spasmo uterino, più frequente in quelle ragazzine che spesso si presentano come soggetti longelinei, astenici, con note di inappetenza, anemia e fragilità nervosa. In questi casi spesso si dimostra efficacia l’Artemisia Vulgaris (Canapaccio, Erba di S. Giovanni). Ne useremo l’infuso di 30 grammi in un litro di acqua, mezz’ora di infusione, un bicchiere al mattino, cominiciando già due o tre giorni prima e due o tre in giornata durante il flusso.

Sempre in questi casi, laddove spiccano note di nervosismo, irritabilità, eventuale mal di testa, un’altra pianta da tenere presente è l’Angelica, sia quella selvatica (Angelica silvestris) che l’Angelica archangelica, e meglio di tutto le radici di queste piante con le quali si preparerà l’infuso, 30 grammi per litro, da prendere in dosi di tre, cinque tazzine da caffè al giorno un pò lon tano dai pasti. Qui la dose dell’infuso è di appunto di 30 grammi anzichè di 20 perchè con l’Angelica, per avere un’azione depressiva, il dosaggio va aumentato.

Sempre in casi del genere non si può dimenticare la comune Camomilla ( Matricaria chamomilla) che deve proprio il suo appellativo matricaria in riferimento all’utero (matrice) e alle proprietà sedative su questo, notate sin dai tempi più remoti. Inutile, descriverne la preparaxzione e l’uso. Più utile è certamente sapere che l’usarla di frequente come abitudine, spesso può portare ad effetti del tutto contrari, opposti, sia come sedativo nervoso che come antispasmodico, perchè agisce già a piccole dosi, e le dosi forti e ripetute possono appunto dar luogo a fatti del genere.

In altri casi e questo si nota più di frequente nella donna in piena attività genitale, le crisi dolorose persistono per tutta la durata delle mestruazioni. Qui in genere vi è un’infezione genitale cronica oppure vi sono delle malformazioni congenite.

In altri casi ancora, infine, i dolori non compaiono che durante la seconda metà del periodo mestruale, e più precisamente dal terzo giorno in poi. Inoltre si tratta di donne fra i 30 e i 50 anni, che hanno avuto figli o interventi operatori sull’utero, e sono affette spesso da prolasso, fibromi, annessiti. Qui la dismenorrea è dovuta ad endometrosi, disturbo che praticamente consiste nel persistere tardivo delle trasformazioni mestruali a carico di singole zone della parete interna dell’utero, punti nei quali poi residuano come delle piccole cisti ripiene di sangue. Tutto ciò che si cerca di spiegare circa questi tre aspetti più frequenti dei dolori mestruali non ha la pretesa di voler essere una trattazione specialistica dell’argormento come premessa per indicarvi poi trattamenti erboristici diversi da un caso all’altro. Anzi servirà piuttosto a far capire come dietro il fenomeno del ricorrente dolore mensile vi siano cause molto complesse per le quali, da caso a caso, la stessa medicina deve vagliare l’opportunità di trattamenti particolari, compresi quelli chirurgici (raschiamenti) ed altre manovre più o meno difficili. Ed ancora, questa messa a punto ha lo scopo di concludere che, a parte quei casi per i quali ho indicato l’Artemisia, l’Angelica, la Camomilla, e che riguardano più che altro le giovanissime ai primi mestrui, in tutti gli altri non vi è da farsi molte illusioni e sarebbe inutile fare un lungo elenco di erbe che in pratica non offrono sostanziali differenze d’azione l’una dall’altra. Vuol dire che qui ne potremo “provare” alcune,  osservandone l’effetto e scegliendo quella che poi ci sembra più efficace. Proveremo dunque: La Borsapastore (Capsella bursa pastoris), infuso della parte aerea della pianta, 50 grammi in un litro di acqua bollente, per 10 minuti, da bere a bicchieri, uno ogni ora. Oppure della stessa, la tintura, preparata con 20 grammi di pianta su 100 di alcool di 20°, da prendere in dose di 3 cucchiaini al giorno già 10 giorni prima del mestruoe 5 o 6 al giorno durante lo stesso.

Il Millefoglio (Achillea millefolium) infuso concentrato di 50 grammi di fiori per litro, tre o quattro tazze al giorno.

Il Senecio (Senecio vulgaris, Calderugia) infuso di radici fatto con 50 grammi per litro, due o tre tazze al giorno iniziando già due o tre giorni prima del mestruo.

La Ruta (Ruta graveolens), meglio in tintura, dieci gocce su zucchero tre o quattro volte al giorno, non oltre.

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Rosa Canina

venerdì, aprile 24th, 2009

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