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L’ ATTIVITA’ INTESTINALE

mercoledì, luglio 1st, 2009

L’ intestino, lungo circa 8 metri, è suddiviso in intestino tenue (lungo circa 6 metri) e intestino crasso.
L’ intestino tenue risiede nella parte centrale e inferiore dell’ addome, ad esso segue il duodeno che è composto da due elementi, il digiuno e l’ ileo.

Le principali funzioni dell’ intestino tenue sono:
1) agevolare con movimenti detti “peristaltici”, il rimescolio e l’ avanzamento del chimo verso l’ intestino crasso;
2) occuparsi della digestione e dell’ assorbimento di acqua, sali minerali, proteine, grassi, vitamina B12, ecc., aiutata dai villi intestinali (pieghe minute dell’ intestino).

L’ intestino crasso, che attornia in alto e lateralmente l’ intestino tenue, è lungo circa 1,5 m ed è la parte terminale dell’ apparato digerente.
E’ collegato per la parte superiore all’ intestino tenue, mentre quella inferiore confluisce all’ esterno del corpo attraverso l’ ano.
Il suo ruolo sta nel riassorbire acqua e sali minerali ed eliminare attraverso le feci le scorie.
Grazie al segmento più lungo dell’ intestino crasso, ossia il colon, viene assorbita soprattutto l’ acqua, mentre nella parte più corta, ovvero il retto, si collacono le feci prima di essere defecate.

Un ottima funzione intestinale si ottiene grazie ad una alimentazione sana e bilanciata, dotata di molte fibre e liquidi e di attività fisica.

Se si è soggetti a stitichezza cronica, con presenza di gonfiori intestinali (meteorismo), oppure si segue una dieta ipocalorica, che può portare in poco tempo alla stitichezza, si può ricorrere a erbe e rimedi omeopatici.

Tag: acqua, chimo, dieta ipocalorica, digestione, duodeno, erbe, grassi, Intestino, intestino crasso, proteine, rimedi omeopatici, sali minerali, stitichezza, tenue, villi intestinali, vitamina b12

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ACETOSELLA

mercoledì, giugno 10th, 2009

Volgamente è chiamata Agretta, Lambrusca, Melagra, Juliola, Salicchia, Pentecoste, Erba brusca bassa, e dappertutto nei nostri boschi di latifoglie e di conifere copre a tappeto la terra forestale con le sue foglie verdi chiare e i suoi delicati fiorellini bianchi. Se ne percepisce l’ aspetto coe estremamente piacevole. Durante la raccolta dei funghi spesso se ne possono raccogliere foglie.
La Cetosella non va essicata bensì adoperata soltanto fresca. Toglie l’ acidità tmaco ed i leggeri disturbi al fegato e alla digestione.
Contro questi disturbi la tisana va sorseggiata fredda in ragione di due tazze al dì. Contro la l’ itterizia, la nefrite, gli sfoghi della pelle e i vermi la si sorseggia invece calda.
Dell’ Acetosella la medicina popolare raccomanda il succo spremuto di fresco all’ inizio di un cancro allo stomaco, contro ulcere e tumori cancerosi interni ed esterni.
Il succo si ottiene con l’ ausilio della centrifuga elettrica ad uso domestico. Ogni ora se ne beve da tre a cinque gocce diluite in acqua o tisana di erbe. Sulle ulcere cancerose esterne il succo fresco va spalmato direttamente.

Tisana: Sbollentare con mezzo litro di acqua un cucchiaio di foglie fresche e lasciare riposare brevemente il tutto.

Succo fresco: Lavare le foglie e spremerle con una centrifuga ad uso domestico.

Tag: acidi, acqua, Disturbi allo stomaco, erbe, gocce, medicina, sali, tumori

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Depressione

lunedì, maggio 18th, 2009

Gli stati precedentemente indicati di ansietà, emotività, angoscia, sono molte volte innestati su un sottofondo di dolore morale, sfiducia in sè stessi, cioè da una depressione che nei casi più gravi può evolvere verso uno stato di indifferenza affettiva completa del paziente. Non è certo di queste ultime forme che possiamo prenderci cura con speranza con qualche successo, poichè si tratta di vere e proprie malattie mentali che dal punto di vista erboristico non trovano rispondenza in alcun rimedio, e rappresentano per la stessa medicina un problema molto serio. Nei casi invece in cui la depressione non raggiunge questo livello e si manifesta come sintomo aggiuntivo e dominante nel quadro di uno stato ansioso, noi possiamo ricorrere a delle erbe o piante contenenti essenze aromatiche, specialmente del genere della Labiate, come la Lavanda, che hanno azione sulla corteccia cerebrale in senso antidepressivo. Useremo la tintura di Lavanda (da preparare al 20% con alcool di 70°) in ragione di 20-25 gocce due volte al giorno. Questo rimedio sembra dare risultati più evidenti nella donna.

Nell’uomo invece allo stesso scopo useremola tintura di Coriandolo (Coriandrum sativum) o meglio dei suoi frutti. La prepareremo nello stesso modo al 20 per 100 e ne useremo ugualmente 20-25 gocce due volte al giorno.

Come si vede al nostro arsenale terapeutico in queste forme non è molto ricco. Varrebbe tuttavia sempre la pena, prima di ricorrere agli psicofarmaci, provare questi rimedi che sono, tra i pochi, quelli che hanno il conforto di una certa esperienza medica positiva.

Tag: corteccia cerebrale, depressione, erbe, malattie mentali, Patologie, piante

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Ansietà

lunedì, maggio 18th, 2009

Con questa unica parola intendiamo comprendere molte altre espressioni, quali l’emotività, l’angoscia, l’agitazione, il nervosismo, gli stati di collera, di irrequietezza, di tensione nervosa, poichè se terminologicamente queste parole possono avere un significato diverso, sostanzialmente definiscono delle condizioni che hanno in comune la medesima matrice e, più generalmente, non sono altro che modi individuali di manifastare un cedimento di autodominio e di sicurezza in sè. Se certe distinzioni possono avere almeno teoricamente una qualche importanza per una scelta sofisticata di un farmaco della medicina corrente, agli effetti erboristici invece sarebbe pretenzioso e privo di senso concreto il dire altrettanto. Si può dire che tra le erbe abbiamo dei rimedi ansiolitici, cioè depressori e calmanti, tra i quali primeggiano gli stessi che abbiamo osservato parlando dell’insonnia, perchè la loro azione è fondamentalmente la stessa e l’unica variante la potremo apportare noi usando dosi diverse, vale a dire dosi singolarmente più leggere e distribuite nel corso della giornata anzichè concentrate nell’unica somministrazione serale.

Certamente oggi la medicina, che dovrebbe avere come più alto compito quello di guidare anche la scelta del modello di vita più conforme all’umanità (intendiamo per medicina l’arte in cui filosofia, biologia, e scienza dell’uomo si condensano per procurare a questi una vita che rispetti e gli mantenga un giusto equilibrio di serenità fisica e psichica) non fa invece che rimettersi alle scelte altrui e cerca semmai di adattare l’uomo come una macchina alle assurde contingenze che altri predispongono. Nascono i tranquillanti, quelli che rasserenano di più o di meno, quelli che fanno dormire e quelli no, quelli che danno anche una carica euforizzante o meno, ed ancora quelli che diminuiscono l’angoscia ma non i riflessi, o gli altri che alterano un pò i riflessi ma consentono di restare lucidi.

Ce n’è per tutti i gusti, sino a preparati tuttofare, veri e propri paradisi in pillole, polizze assicuratrici contro i danni di una vita assurda. E nulla da dire circa la scientificità degli studi che portano a scoprire molecole con azione selettiva su una zona o l’altra di quei centri nervosi che presiedono agli stati di coscienza: la strada di questa scienza è aperta per adattare l’uomo a subire ogni insulto, ogni programma di esistenza innaturale che gli venga imposto, modificandone la sensibilità, senza mai mettere un freno agli insenati artefici di distruzione della vita stessa.

Dopo questa scivolata su un tema che di per sè ci condurrebbe troppo lontano, torniamo ai nostri tranquillanti vegetali; così chiameremo i rimedi naturali che abbiamo già esaminato ed utilizzeremo con questo criterio:

Il Luppolo, di cui potremo fare un infuso al 2 per 100, cioè 2 grammi per una tazza e berne due tazze al giorno, una al mattino e una al pomeriggio. Delle tinture ci regoleremo su 20-30 gocce due o tre volte al giorno.

Il Biancospino potrebbe essere indicato nelle forme più leggere. L’infuso lo faremo di 2 grammi per tazza, prendendone 2-3 tazze al giorno; della tintura useremo dosi di 40-50 gocce due volte al giorno.

La Valeriana, il cui infuso (radice fresca) lo prepareremo con un grammo su 100, ripetibile due o tre volte al giorno. Di gocce della tintura ne useremo 30-40 due volte nella giornata, secondo necessità.

Altrettanto diremo della Passiflora, il cui infuso lo faremo con 1 grammo ripetibile 2 0 3 volte al giorno e la cui tintura useremo analogamente in dose ridotte e frazionate.

Idem dicasi per il Ginestrino, infuso e gocce a dose ridotte e piuttosto ripetute 3-4 volte al dì.

A questi possiamo aggiungere altre 3 o 4 voci di un certo interesse, meno note ma da tenere presenti.

Il Tiglio (Tilia platyphillos), per infuso di 2 grammi di fiori su una tazza, di cui 3 al giorno. Meglio ancora la tintura in alcool di 30°, al 20%, da 20 a 50 gocce due o tre volte al giorno. Per avere l’alcool di 30°, col solito sistema che abbiamo già visto, partite da 310 grammi di alcool a 95° più acqua sino al litro.

Il Tiglio ha proprietà sedative leggere. Recenti studi sulle sue gemme, messe a macerare allo stato fresco in glicerina diluitaq con alcool, ed usate così come la tintura, avrebbero messo in evidenza una ben mggiore attività del genere sia sui centri del sonno, sia sulla regione cortico ipotalamico, tali da farlo considerare in questa forma di preparazione come un ottimo ansiolitico. La miscela di glicerina diluita con alcool riuscirebbe a far estrarre meglio i principi attivi delle gemme. Questo procedimento viene applicato ad altre erbe e piante medicamentose, e costituisce un metodo nuovo e migliore di sfruttamento dei loro poteri. Contentiamoci, per quanto ci riguarda diprocedere col sistema più semplicedell’alcool, ed otterremo ugualmente qualche buon risultato.

Anche il Salice Bianco (Salix alba) o meglio la sua corteccia, in forma di tintura al20 per 100 in alcool di 20° ed a dosi di 30 gocce due volte al giorno è dotato di potere sedativo.

Ricorderemo ancora la Melissa (Melissa officinalis), anch’essa come sedativo più indicata in tintura (non solo per praticità, ma perchè più ricca di principi attivi). La tintura si fa sempre al 20% con alcool di 70° e si da in dose complessiva di 30-50 gocce al giorno, prese in 2 o 3 somministrazioni.

Così come abbiamo visto per l’insonnia, con queste tinture si può procedere ad una mescolanza in parti uguali, ad esempio con tre di esse, e regolarsi con un dosaggio complessivo giornaliero variabile da 30 a 60 gocce, da assumere in due o tre volte. In queste associazioni è consigliabile che una delle tre o quattro sostanze sia sempre rappresentata dalla Valeriana o dalla Passiflora, per la loro più netta azione sedativa nei confronti delle altre che abbiamo citato.

Tag: agitazione, ansietà, erbe, gocce, infuso, insonnia, medicina, naturale, nervosa, nervosismo, Patologie, rimedi, rimedi naturali, scienza, uomo, Vale

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Andropausa e stati di astenia sessuale

martedì, maggio 12th, 2009

L’Andropausa è l’equivalente nell’uomo di quello che è la menopausa per la donna, cioè il periodo di un naturale declino delle funzioni ormonali caratteristiche del sesso che anche nell’uomo, quando più o quando è meno, si accompagna ad un corteo di sintomi neuropsichici particolari quali depressioni, irritabilità, stati di ansia, minor rendimento intellettivo e fisico, mutamenti di carattere, ecc.

Al centro di tutto questo, la diminuita potenza che viene talvolta vissuta come un intimo dramma e che in questo stato di decadimento fisico e nervoso costituisce talvolta motivo di esigenze ed esperienze sessuali diverse, sempre col sesso opposto, ma con partner nelle quali l’uomo tenta talvolta di ricercare nuove emozioni ed eccitazioni diverse da quelle che lo appagavano prima.

Talvolta, in quetsa rassegnazione ad un fenomeno naturale, si viene a creare il giro vizioso del cane che si morde la coda; lo stesso pensieropreoccupante di non essere più capace come per il passato a compiere l’atto sessuale, fa si che anche l’energia di riserva che uno può avere venga male utilizzata e l’idea di “fare brutta figura” porta realmente a dagli stati di impotenza sempre peggiori e deprimenti.

A parte la convenienza di saper accettare con un briciolo di filosofia questo normale periodo di declino senza drammatizzare, spesso in questi casi una modesta terapia ormonale ben guidata può aiutara a superare l’impatto. Per questa terapia, un medico accorto potrà consigliare.

Dal punto di vista erboristico, senza sperare in magiche erbe della giovinezza promettenti illusorie “cariche da competizione”, ci rivolgeremo più sermplicemente con giustificata fiducia ad alcune piante che qualcosa possono effettivamente fare. Per restare tra quelle nostrane, quella che merita forse maggiore attenzione è la Santoreggia (Satureia hortensis), della quale prepareremo la tintura (foglie e fiori) con alcool di 60° (615 di quello a 95° più acqua sino al litro); 20 grammi di pianta a macero per una decina di giorni su 100 di alcool. Ne daremo 25 gocce due volte al giorno, un’ora prima dei pasti.

Altre piante che hanno un’azione certamente più spiccata in tal senso sono di origine esotica.

Per ordine di notorietà, la principale forse è lo Yohimbehe (Coryanthe Yohimbehe), di origine africana, di cui si usa la corteccia. Se ne prepara la tintura al 20 per cento con  alcool di 60° e se ne usano tre o quattro cucchiaini da caffè al giorno. Il suo uso però è da consigliare quando vi siano fatti infiammatori a carico della prostata o dell’apparato genito urinario.

Altra pianta nota è la Muira Puama (Ptycopetalum olacoides), di origine brasiliana, con le cui radfici si prepara una tintur al 20% con alcool di 20°, da prendere a cucchiaini, ugulamente, tre o quattro al giorno.

Di portata inferiore alle precedenti, ricordiamo altre due piante.

Una, di origine messicana, è la Damiana (Turnera aphodisiaca), che si prepara per tintura al 20%, con alcool di 20°, e si prende a cucchiai da tavola, due o tre al giorno. L’altra è il Gin-Seng, (Panax ginseng), originaria della Cina, la tintura delle cui radici (al 20%,  alcool di 60°) si prende al cucchiaini, tre o quattro al giorno.

Per quanto riguarda gli stati di impotenza psichica, nevrastenia sessuale in genere, che si possono verificare nell’uomo anche in età giovanile, il problema è più complicato perchè il disturbo primo non dipende da un fatto organico, cioè da un calo della libido per motivi ormonali, bensi da qualcosa che interessa la psiche del soggetto, il che è meno facile a curarsi anche dal punto di vista erboristico e rientra piuttosto nel dominio della psicoterapia. In ogni caso, nelle forme meno gravi, laddove una certa stimolazione dell’appetito sessuale potesse incoraggiare a riacquistare fiducia nelle proprie forze ed a superare almeno in parte l’intimo senso di incapacità, si potranno suggerire gli stessi prodotti suddescritti, col medesimo dosaggio.

Tag: Africa, alcool, andropausa, atto sessuale, caffè, caratteristiche del sesso, Damiana, Dell'uomo, denti, disturbo, erbe, erboristico, fiori, ginseng, gocce, Menopausa, naturale, nuove emozioni, ormonale, ormonali, pianta, piante, radici, terapia, terapia ormonale, tintura, uomo, Vale

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Mestruazioni scarse o assenti

lunedì, maggio 11th, 2009

Nel mentre una mestruazione scarsa per quantità e durata non rappresenta un fatto rilevante e può indicare una modesta insufficienza ovarica o un certo infantilismo dell’apparato genitale non preoccupante, l’assenza totale delle mestruazioni che intervenga in età feconda può essere sintomo di alterazioni ghiandolari importanti (a carico dell’ipofisi, della tiroide, del surrene) o di malattie generali serie, o ancora conseguenza di uno strss. E, malgrado indagini diagnostiche e cure specifiche, spesso i risultati sono deludenti, non scevri di quei pericoli che si possono incontrare quando si insiste con cure ormonali nel tentativo di ristabilire certi equilibri già profondamente alterati.

Anche questa è una ragione che, in casi del genere, può giustificare il ricorso alle erbe, perlomeno quando si ha già avuto modo di constatare l’inefficienza della terapia ufficiale. Sia ben chiaro ancora una volta che nella maggioranza dei casi questa alternativa la si pone, come qui, non certo perchè si considerano le erbe più attive (casomai, è il contrario), ma proprio per vedere sè con mezzi più semplici ed innocui, si possono risolvere determinate situazioni senza creare guai peggiori per l’organismo.

Senza vagare troppo per i campi… soffermiamoci su una pianticella che può fare al caso nostro. Si tratta della Salvia (Salvia officinalis) le cui tante virtù forse troppo esaltate dalla medicina di un tempo sono state altrettanto troppo trascurate dai moderni. Già dai tempi dell’antica Grecia (Dioscoride) si era notato che questa pianta aveva azione emmenagoga (atta a favorire il  mestruo) quando ancora nessuno poteva saper nulla di ormoni. Ora, sè alcuni moderni lo negano, altri però ne sostengono tale potere sulla base di ricerche che avrebbero dimostrato la presenza di “estrone” (un ormone) in percentuale di 6 unità di sostanza secca. Poca cosa apparentemente, ma sufficiente a far intuire dove stia la verità, se si pensa appunto che certe conclusioni, anticamente, si basavano soprattutto sui fatti.

Per questi casi, occorrerà usare la tintura, poichè si tratta di una cura che deve potrarsi nel tempo. La prepareremo al 20 per cento con alcool di 20°, lasciandola macerare per 15-20 giorni. La somministreremo con in dose di 50 gocce due volte al giorno, meglio un’ora prima dei pasti, e regolandosi da caso a caso. Vale a dire che nella semplice mestruazione scarsa potremo darla già iniziando quindici giorni prima del ciclo. Nella vera amenorrea (completa mancanza del mestruo) si darà invece per alcuni mesi di seguito, perlomeno per tre o quattro mesi prima di giudicarla inefficiente, e riducendo magari in seguito se il ciclo ricomparisse, per somministrarla una sola volta al giorno per parecchio tempo. E’ un tentativo che ben merita di essere fatto, perlomeno per la sua innocuità. Un’altra pianta che va tenuta presente in tali casi, sia pure in sottordine alla Salvia, e soprattutto nella scarsità mestruale, è il Senecio o Calderugia (Senecio vulgaris) già cosigliata come infuso nella dismenorrea. Anche in questa prepareremo la tintura nello stesso modo come per la Salvia e ne daremo 20-25 gocce due volte al giorno, iniziando a metà fra un ciclo e l’altro.

Infine, in alternativa a queste due piante, e soprattutto se vi fosse anche una certa sintomatologia dolorosa ricorderemo la Calendula (Calendula officinalis), per infuso di 1 grammo di fiori su una tazza di acqua bollente, due o tre tazze al giorno.

Tag: alcool, alterati, antica grecia, apparato genitale, Calendula, ciclo, Della Donna, denti, diagnostiche, Dioscoride, emmenagoga, erbe, esaltate, feconda, fiori, ghiandolari, gocce, infantilismo, infuso, insufficienza ovarica, ipofisi, medicina, mestruazione, Mestruazioni, mestruo, organismo, ormonali, ormoni, pianta, piante, pianticella, Salvia, scarsa, Senecio, sintomatologia, sintomo, soffermiamoci, surrene, terapia, tintura, tiroide, Vale

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Mestruazioni dolorose

lunedì, maggio 11th, 2009


Distinguiamo anzitutto le forme essenziali da quelle sintomatiche. Le forme essenziali sono quelle che si manifestano sia dall’inizio o quasi sin dalle prime mestruazioni e dipendono prevalentemente da un disordine ghiandolare che risale all’ipofisi, con conseguente anormale stimolo sulle ovaie e relativa produzione esagerata di ormoni.

Le forme sintomatiche sono invece quelle che possono presentarsi in qualunque momento dall’inizio dei mestrui sino alla loro cessazione, e dipendono da malattie congenite o sopraggiunte dell’apparato genitale.

Da queste considerazione e da quanto già detto sull’insufficienza della terapia erboristica in campo ormonal, si comprende agevolmente come in tutti questi casi, a parte la necessità di dover accettare il perchè di una dismenorrea, il nostro eventuale intervento potrà essere puramente sintomatico e palliativo. Nelle forme essenziali infatti non potremo certemente correggere il disturbo primitivo, ed in quelle secondarie non potremo rimuovere un’infantilismo o un fibroma o una infiammazione uterina.

D’altra parte non è neppure da credere che la possibilità della stessa Medicina siano tali da risolvere questi casi con facilità e fare a meno dei palliativi; tutt’altro. Vi sono infiniti casi di queste pazienti che hanno tentato le più lodevoli cure ufficiali ma ciò nonostante ogni mese devono ricorrere ai sedativi ed il loro periodo ciclico resta sempre un problema.

In tal casi, quando si siano esaurite le loro le varie risorse terapeutiche normali e la paziente sia costretta ai sedativi, nulla di male, e molto spesso anche benefico il ricorso alle erbe. Si tratta qui di far cadere la nostra scelta su un certo numero che cercherò di limitare a quelle di più comprovata efficacia, orientandoci su alcuni dati.

Quando i dolori sono più forti delle regole e via via diminuiscono e man mano che il flusso si stabilisce e si fa più regolare, si puo trattare di uno spasmo uterino, più frequente in quelle ragazzine che spesso si presentano come soggetti longelinei, astenici, con note di inappetenza, anemia e fragilità nervosa. In questi casi spesso si dimostra efficacia l’Artemisia Vulgaris (Canapaccio, Erba di S. Giovanni). Ne useremo l’infuso di 30 grammi in un litro di acqua, mezz’ora di infusione, un bicchiere al mattino, cominiciando già due o tre giorni prima e due o tre in giornata durante il flusso.

Sempre in questi casi, laddove spiccano note di nervosismo, irritabilità, eventuale mal di testa, un’altra pianta da tenere presente è l’Angelica, sia quella selvatica (Angelica silvestris) che l’Angelica archangelica, e meglio di tutto le radici di queste piante con le quali si preparerà l’infuso, 30 grammi per litro, da prendere in dosi di tre, cinque tazzine da caffè al giorno un pò lon tano dai pasti. Qui la dose dell’infuso è di appunto di 30 grammi anzichè di 20 perchè con l’Angelica, per avere un’azione depressiva, il dosaggio va aumentato.

Sempre in casi del genere non si può dimenticare la comune Camomilla ( Matricaria chamomilla) che deve proprio il suo appellativo matricaria in riferimento all’utero (matrice) e alle proprietà sedative su questo, notate sin dai tempi più remoti. Inutile, descriverne la preparaxzione e l’uso. Più utile è certamente sapere che l’usarla di frequente come abitudine, spesso può portare ad effetti del tutto contrari, opposti, sia come sedativo nervoso che come antispasmodico, perchè agisce già a piccole dosi, e le dosi forti e ripetute possono appunto dar luogo a fatti del genere.

In altri casi e questo si nota più di frequente nella donna in piena attività genitale, le crisi dolorose persistono per tutta la durata delle mestruazioni. Qui in genere vi è un’infezione genitale cronica oppure vi sono delle malformazioni congenite.

In altri casi ancora, infine, i dolori non compaiono che durante la seconda metà del periodo mestruale, e più precisamente dal terzo giorno in poi. Inoltre si tratta di donne fra i 30 e i 50 anni, che hanno avuto figli o interventi operatori sull’utero, e sono affette spesso da prolasso, fibromi, annessiti. Qui la dismenorrea è dovuta ad endometrosi, disturbo che praticamente consiste nel persistere tardivo delle trasformazioni mestruali a carico di singole zone della parete interna dell’utero, punti nei quali poi residuano come delle piccole cisti ripiene di sangue. Tutto ciò che si cerca di spiegare circa questi tre aspetti più frequenti dei dolori mestruali non ha la pretesa di voler essere una trattazione specialistica dell’argormento come premessa per indicarvi poi trattamenti erboristici diversi da un caso all’altro. Anzi servirà piuttosto a far capire come dietro il fenomeno del ricorrente dolore mensile vi siano cause molto complesse per le quali, da caso a caso, la stessa medicina deve vagliare l’opportunità di trattamenti particolari, compresi quelli chirurgici (raschiamenti) ed altre manovre più o meno difficili. Ed ancora, questa messa a punto ha lo scopo di concludere che, a parte quei casi per i quali ho indicato l’Artemisia, l’Angelica, la Camomilla, e che riguardano più che altro le giovanissime ai primi mestrui, in tutti gli altri non vi è da farsi molte illusioni e sarebbe inutile fare un lungo elenco di erbe che in pratica non offrono sostanziali differenze d’azione l’una dall’altra. Vuol dire che qui ne potremo “provare” alcune,  osservandone l’effetto e scegliendo quella che poi ci sembra più efficace. Proveremo dunque: La Borsapastore (Capsella bursa pastoris), infuso della parte aerea della pianta, 50 grammi in un litro di acqua bollente, per 10 minuti, da bere a bicchieri, uno ogni ora. Oppure della stessa, la tintura, preparata con 20 grammi di pianta su 100 di alcool di 20°, da prendere in dose di 3 cucchiaini al giorno già 10 giorni prima del mestruoe 5 o 6 al giorno durante lo stesso.

Il Millefoglio (Achillea millefolium) infuso concentrato di 50 grammi di fiori per litro, tre o quattro tazze al giorno.

Il Senecio (Senecio vulgaris, Calderugia) infuso di radici fatto con 50 grammi per litro, due o tre tazze al giorno iniziando già due o tre giorni prima del mestruo.

La Ruta (Ruta graveolens), meglio in tintura, dieci gocce su zucchero tre o quattro volte al giorno, non oltre.

Tag: Achillea, alcool, Angelica, apparato genitale, Borsapastore, caffè, Della Donna, disturbo, erbe, fibroma, fibromi, fiori, gocce, infantilismo, infusi, infusione, infuso, ipofisi, malattie congenite, medicina, Mestruazioni, mestruo, Millefoglio, millefolium, nervosa, nervosismo, ormoni, persi, pianta, piante, prime mestruazioni, radici, risorse, sangue, Senecio, spasmo, terapeutiche, terapia, tintura, utero, Vale

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Wonderup per migliorare il seno

venerdì, aprile 17th, 2009
Wonderup per la bellezza del Seno

Wonderup per la bellezza del Seno

Non sei soddisfatta del tuo seno? Vedi sempre attrici e modelle con un seno da pin up: sodo, voluminoso e ” che guarda in su”! Vorresti anche tu poter sfoggiare un decolté che faccia girare la testa a chi ti incrocia per strada?

Non pensare solo alla chirurgia. Come saprai infatti è comunque un intervento in anestesia totale che comporta rischi anche gravi ed è abbastanza doloroso. Ovviamente a oggi è la soluzione più drastica e che ti permette di avere il seno dei tuoi sogni: a che prezzo però!

La ricerca della ditta Wonderup Sagl ha portato allo sviluppo di un integratore naturale che permette di tonificare e rassodare la muscolatura del seno in modo naturale ed efficace. Sono svariati anni che Wonderup viene acquistato e usato dalle donne di tutto il mondo con ottimi risultati.

La miscela di erbe che compone Wonderup permette di avere degli effetti tonificanti sulla muscolatura del petto e ti aiuta ad avere un seno in perfetta forma. Per ottenere la formula di Wonderup sono state impiegate erbe di altissima qualità che non troverai in altri prodotti presenti sul mercato.

Le erbe che compongono Wonderup e che permettono di avere un seno più tonico provengono da coltivazioni organiche. Gli ingredienti di Wonderup sono : soia, luppolo, erba medica, finocchio, carota, polline, fieno greco, rosa canina, ginkgo, ginseng, orzo, cardo mariano, verbena, galega.

Molte di queste erbe sono state usate per anni da molte culture per stimolare la produzione di latte nelle donne che avevano appena partorito.  Questo effetto stimolante è dovuto agli alti livelli di fitoestrogeni presenti nelle erbe che lo compongono. I fitoestrogeni sono sostanze simili agli ormoni umani ma più deboli e di origine vegetale; sono in grado di rendere disponibili gli estrogeni buoni ai recettori delle ghiandole mammarie del seno favorendo il naturale processo di crescita ( mammogenesi) portando quindi ad un aumento di volume e tonicità del seno.

Wonderup contiene anche agenti antiossidanti che aiutano a mantenere sano il tessuto del seno.

Ovvio che Wonderup non è un medicinale o un metodo per la prevenzione di malattie, ma un aiuto a mantenersi in forma e in salute è sempre ben accetto dal nostro organismo.

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Rimedio Naturale

venerdì, aprile 10th, 2009
rimedio naturale

rimedio naturale

RimedioNaturale.com vi porterà alla scoperta dei rimedi naturali che molto spesso sono andati persi o dimenticati. Tradizioni europee e non, scoperte nuove e antiche. La Natura spesso ci offre rimedi naturali in grado di curarci, di farci stare meglio e di apparire migliori. Anche la medicina moderna affonda le sue radici nell’ erboristeria che altro non è che l’ utilizzo delle erbe  e di principi attivi naturali per la cura e la salute dei nostri corpi e delle nostre menti.

per saperne di più, tratto da Wikipedia:

Sin dalla notte dei tempi le erbe venivano raccolte e preparate per sostenere il benessere e la salute dell’uomo.

Inoltre, la loro presenza all’interno di antiche tombe è un indizio che a loro venivano attribuiti poteri magici e soprannaturali: in Iraq, all’interno di un sarcofago di 60.000 anni fa si sono trovate 8 diverse piante medicinali e ancor oggi gli sciamani dell’Amazzonia e i guaritori della Steppa assumono costantemente allucinogeni (ad esempio l’Amanita muscaria), preparano decotti, impacchi, unguenti e pozioni per curare i malati. La conoscenza riguardo i trattamenti era trasmessa da una generazione all’altra. Fu nel 3000 a.C. che comparvero i primi scritti; il più antico è il Papiro Ebers che elenca molte piante, consigli per un loro utilizzo adatto, incantesimi e magie. Nel IV secolo a.C. Aristotele sosteneva che le piante possedevano un’anima; fu con Ippocrate (460 a.C.) che la scienza cominciò a separarsi dalla magia. Col passare dei secoli il fiorire del commercio portò la ricchezza di nuovi studi e nuove conoscenze.

Oggi si possono distinguere, fra le altre, tre grandi tradizioni fitoterapiche:

* La tradizione popolare del mondo occidentale, basata sull’esperienza greca e la romana
* La antichissima tradizione ayurvedica indiana
* La medicina tradizionale cinese.

Questo patrimonio culturale, iniziato con l’uso sperimentale delle piante da parte delle popolazioni primitive, è utilizzato dalla scienza moderna che, con i suoi mezzi di ricerca atti ad isolare i principi attivi e ad individuare i meccanismi d’azione delle erbe, ha determinato la nascita di una “nuova erboristeria”.

Erboristeria tradizionale

L’erboristeria tradizionale era prerogativa delle casalinghe. Esse coltivavano spezie ed erbe medicinali nei loro orti o le raccoglievano allo stato selvaggio. Le usavano fresche o le conservavano seccandole; oppure estraevano le sostanze mettendole in infusione in vino o grappa. Preparazioni galeniche sofisticate venivano preparate da persone specializzate o farmacisti. I loro fornitori erano erboristi che per lo più raccoglievano erbe allo stato selvatico. Oggigiorno, l’erboristeria tradizionale è considerata un passatempo per persone affascinate dalla botanica, per salutisti, “verdi” e altri gruppi. Per molti è anche un nostalgico folclorismo.

Erboristeria moderna

L’Erboristeria moderna nel corso dell’industrializzazione sociale, è stata modernizzata. La raccolta selvatica d’un tempo è stata sostituita da coltivazioni agricole specializzate in erbe e medicinali.

Fornivano e forniscono i loro prodotti alle industrie:

* alimentari,
* cosmetiche,
* erboristiche e
* farmaceutiche

L’industria li elabora in:

* integratori alimentari,
* prodotti salutistici,
* cosmetici,
* prodotti erboristici e
* fitoterapici
* farmaci

Una tale specializzazione richiede delle formazioni adatte. Per esempio molte facoltà di Farmacia dell’Università italiana, offrono un corso di laurea in erboristeria (la denominazione varia a seconda della Facoltà), che include il sapere basilare di tutti prodotti, processi artigianali, industriali, commerciali e di consulenza coinvolti. Ma alla fine del corso triennale, l’unica cosa che un erborista può fare è il contadino. La carente legislazione italiana non tutela l’Erborista, trasferendo tutte le competenze al farmacista, che poco o nulla sa di botanica e fitoterapia.

Erboristeria e fitoterapia

La fitoterapia era ed è, da sempre, una forma terapeutica. È adottata da medici dotti, naturopati, terapisti alternativi e complementari, guaritori e da persone senza formazione medica. Prodotti industrialmente fabbricati sono reperibili in ogni farmacia (come “fitoterapici”), naturalmente dall’erborista (come “prodotti salutari”,senza finità terapeutica, che è ad esclusivo utilizzo del farmacista), e certi persino nei supermercati (come “integratori”). Il vantaggio è la comodità e una certa garanzia di qualità, lo svantaggio é costituito dai costi e dal fatto che vanno perse vecchie culture artigianali quali:

* orticultura di piante medicinali,
* erboristeria selvatica,
* raccolta e conservazione di fitorimedi
* e in più le arti galeniche.

La Fitoterapia è la disciplina medica che si serve delle piante e dei loro derivati per scopi medico-terapeutici. Tanti farmaci (si stima ca. 1/3, con tendenza all’ aumento) si basano originalmente su sostanze sintetizzate da piante e non in laboratorio.

Un esempio recente è il Tamiflu: La sostanza attiva (antivirale) viene estratta dal pericarpio verde di anice stellato (Illicium verum Hooker fil.).Riguardo l’uso del seme usato come spezia nella Cina sud-orientale ci sono grandi coltivazioni. Al momento, i coltivatori fanno affari con l’industria farmaceutica, e questo fino a quando non sarà economicamente conveniente l’utilizzo di un battere geneticamente modificato (in via di sviluppo), che sintetizza in bioreattori la stessa sostanza attiva.

Da tempi remoti, i medici oltre far capo agli erbari si servono di elenchi correlativi tra piante e loro effetti terapeutici.
Per approfondire, vedi le voci Rimedio fitoterapico e Fitoterapia.

Erboristeria e galenica
L’arte di erboristi, speziali, droghisti, farmacisti

Il nome provviene dal nome del medico Galenus. Con galenica si intende la preparazione di farmaci e rimedi partendo da droghe grezze o sostanze chimiche e sostanze ausiliarie. Erano e sono ancora preparazioni di galenica tradizionale, l’arte di speziali e farmacisti. Oggi si chiama anche ‘tecnologia farmaceutica’, visto che i farmaci sono solitamente preparati confezionati.

Da circa cento anni si usano delle tabelle correlative tra gruppi di principi attivi e piante che li contengono.

La galenica fitoterapica richiede grande cautela ed esperienza nel calcolare e prevedere la quantità di principio attivo contenuta nei derivati vegetali utilizzati. Difatti questa può variare sensibilmente a seconda di vari fattori come terreno e clima di coltivazione, metodo di raccolta, modalità di conservazione (p. e. essiccazione) e produzione del rimedio, contrariamente al rimedio farmacologico in cui è sempre certa (o quasi) la quantità e qualità del principio attivo assunto, come pure i loro possibili effetti collaterali.

Medicina popolare, raccolta conservazione e preparazione

Nella medicina popolare i rimedi fitoterapici sono il rimedio. Il tesoro di ricette è immenso.

La raccolta di piante medicinali selvatiche richiede anzitutto precise conoscenze botaniche ed ecologiche. Non ci vuole una formazione ampia riguardo la conoscenza di molte piante. Come nella raccolta di funghi, ci si concentra sulle erbe che si conoscono a fondo. Questo si può imparare facilmente, facendo parte di gruppi che organizzano escursioni accompagnate da guide esperte in erboristeria.

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