Archive for the ‘Intossicazioni e avvelenamenti’ Category

VERONICA

giovedì, giugno 11th, 2009

Quando i romani occuparono la Germania, impararono a conoscere dalla popolazione indigena la Veronica, pianta medicinale apprezzata più di ogni altra presso i Teutoni. Era infatti chiamata “l’ elisir di tutti i mali” e volgalmente viene tutt’ oggi chiamata panacea universale.
Anche i Romani si erano persuasi del suo grande potere curativo.
La Veronica volgarmente chiamata anche tè svizzero, tè d’ Europa, Erba del Tai, preferisce il terreno secco e cresce nei boschi, nei luoghi disboscati, vicino alle siepi, a recinzioni, ad arbusti, nei fossi, lungo i sentieri e ai margini delle foreste.
Si presenta con un fusto peloso, delle foglie dentate dai riflessi d’ argento che terminano in alti grappoli di spighe fiorite il cui colore varia da celeste al viola. Al tocco perde facilmente le foglie. Periodo di fioritura maggio – agosto. Si raccolgono le sommità fiorite delle quali hanno maggiore efficacia quelle crescenti ai margini dei boschi e sotto le querce.
Questa pianta medicinale, trasmessaci sin dall’ antichità è un buon additivo alle tisane depuratrici e, insieme ai freschi germogli d’ Ortica, serve a guarire completaente gli eczemi cronici. Contro i fastidosi pluriti dell’ età avanzata non si può raccomandare abbastanza la Veronica. Le persone deboli e sensibili la sopportono bene coe curativo dello stomaco ad azione stiolatrice della digestione. Guariscono inoltre le mucosità dello stomaco ed i disturbi intestinali.
Sottolineamo soprattutto che la Veronica produce un effetto guaritore grandioso nei confronti della nervosità dovuta a fatiche intellettuali. Una tazza bevuta alla sera fa miracoli a causa del suo effetto tranquillante. Favorisce la buona memoria e diasperde sensazioni di vertigine. Mescolata a radice di Sedano, eliina le oscillazioni di umore e la malinconia.
Agisce persino in modo eccellente contro l’ itterizia e la renella, contro i dolori articolari, reumatici e gottosi. Con l’ uso della Veronica e della Coda cavallina (mescolate in parti uguali, due tazze al giorno), con grande sorpresa spariscono nel giro di 15 giorni i vuoti di memoria.
Anche nei catarri bronchiali secchi la Veronica ha saputo fare dei miracoli. Come tisana pettorale ci si serve di un miscuglio di Polmonaria (Erba macchiata), foglie di Farfara, Piantaggine e Veronica, in parti uguali, dolcificando con un pò di miele, oppure si possono scottare le erbe con acqua bollente nella quale sia stato sciolto un pò di zucchero candito.

Contro l’ Itterizia e i mali di fegato e milza, si raccomanda la seguente tisana: 50 g di radici di Tarassaco, 25 g di fiori di Cicoria, 25 g di Aspirula e 50 g di Veronica, mescolare bene. Sorseggiare due tazze al giorno (per ogni 1/4 di acqua e un cucchiaino da dessert colmo di questa miscela).
Dalla pianta in fiore si può ottenere anche un succo fresco consigliabile nelle malattie croniche della pelle, e soprattutto negli eczemi. Se ne prende un cucchiaino colmo due o tre volte al giorno.
La Veronica negli antichi libri di erboristeria, viene raccomandata anche coe erba vulneraria ed è consigliata per le ferite infiammate e di lenta guarigione, soprattutto nella zona dello stinco. Inanzitutto si lavano le ferite con la tisana. si coprono durante la notte con un impacco permeato di un infuso appena scottato e si fascia con un panno pesante.

Chi soffre di reumatisi e di gotta, dovrebbe provare l’ efficacissima tintura di Veronica, facilmente preparabile in casa. Questa tintura viene applicata esternamente sotto fora di frizione, mentre per uso interno se ne prendono giornalmente 15 gocce in poca acqua o nel tè.
In tutti i modi bevete ogni anno per un certo periodo di tempo la tisana di Veronica appena colta. Essa non solo diminuisce ma previene anche l’ alteriosclerosi e ridona, attraverso il suo effetto depurativo del sangue, una nuova elasticità al corpo.

Modalità di preparazione

Tisana: 1 cucchiaino colmo da dessert per ogni 1/4 di litro d’ acqua, scottare soltanto e lasciare riposare brevemente

Succo fresco: Si lavano le sommità fiorite e bagnate, si spremono con la centrifuga elettrica ad uso domestico. Quindi si raccoglie il succo in piccole bottiglie, che si conservano nel frigorifero.

Tintura: Due manciate di erbe fiorite e tritate si lasciano macerare in un litro di acquavite di grano a 38-40° al sole o in luogo riscaldato per 15 giorni.

Miscela di tisana: Un cucchiaino colmo da dessert su 1/4 di litro d’ acqua; scottare soltanto e lasciare riposare brevemente.

Ricordiamo di consultare e fare riferimento al vostro medico di fiducia.

Tag: coda cavallina, Disturbi allo stomaco, disturbi intestinali, elisir, erba, Intossicazioni e avvelenamenti, Nervosismo, Rimedi Naturali per, veronica

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INDIGESTIONE

giovedì, giugno 4th, 2009

Bryonia si deve invece prescrivere quando il paziente abbia fatto indigestione; egli allora accusa violenti dolori all’ addome, vomito incoercibile, non riesce a trattenere alcun cibo e, sebbene abbia sete, rigetta l’ acqua fredda subito dopo averla bevuta; il movimento peggiora il suo stato, giace immobile, gli arti flessi, le ginocchia sollevate; i dolori allo stomaco si attenuano con impacchi caldi; il vomito e la nausea si manifestano non appena alza la testa e cerca di mettersi seduto. Tali sintomi, come già detto possono essere conseguenza di un eccesso di cibo ingerito, di un pasto abbondante, dell’ ingestione di cavoli, formaggio vecchio, pane fresco, gelato. Tale stato può anche mascherare la prima fase di una appendicite. Bryonia è la sostanza indicata per questo paziente. Le dosi dovranno essere ripetute ogni volta che la sintomatologia (dolore, vomito, ecc.) si riaffaccia.
Pulsatilla può essere necessaria per guarire certi casi di disturbi gastrici acuti, sopravvenuti dopo aver mangiato maiale, dolci, gelati, pesce o carne avariati. I sintomi sono: sensazione di pienezza addominale, coliche, rigurgiti di cibo acido, bocca impastata e cattivo sapore. Il paziente tuttavia non ha sete: se cammina lentamente, l’ irrequietezza diminuisce, non può infatti restare fermo e disteso con questi sintomi allo stomaco e all’ intestino; l’ aria fresca gli fa bene desiderare le finestre aperte.
Carbo vegetalis viene usato nei casi di indigestione acuta dopo aver mangiato maiale, cibo ricco, pesce guasto, carne avariata e grassi in abbondanza o andati a male. Il principale sintomo è l’ accumulazione di gas intestinali, con dilatazione gastrica; in questo soggetto tutto si trasforma in gas; egli erutta in continuazione e si sente ansioso e irrequieto; si calma solo con il sonno notturno; lo stare sdraiato peggiora il suo stato mentre migliora sedendosi e eruttando fortemente.
China è invece utilizzabile nei casi di una forte indigestione che sopravvenga dopo aver mangiato molta frutta, cavoli, ortaggi crudi, dopo aver bevuto molto the, mangiato cibo piccanti come sottaceti, pesce avariato, o cibo che fermenta facilmente. Lo stomaco è gonfio, dilatato, frequenti le eruttazioni, ma senza eccessivo sollievo, contrariamente a Carbo vegetalis. In questo paziente una palpazione leggera aggrava il dolore, mentre una forte pressione addominale porta sollievo. Il soggetto ha frequenti scariche diarroiche, imponente meteorismo intestinale e feci gialle. Durante il periodo bellico è stato frequente l’ avvelenamento da saccarina, durante i razionamenti, quando si cercava di ovviare alla mancanza di zucchero sostituendolo con la saccarina. Molti di questi casi vengero presi per influenza gastrica mentre la vera origine della malattia è l’ intolleranza del paziente alla saccarina. I sintomi sopraggiungono 1 o 2 ore dopo aver mangiato certi tipi di dolci o pasticcini o dopo aver messo la saccarina nel the o nel caffè. Non sempre la vittima sa di aver ingerito la saccarina. I sintomi sono una sensazione di gran freddo generale, con brividi dalla testa alle gambe, con estrema astenia, sete violenta che aumenta i brividi e vomito biliare quando termina la sensazione di freddo. Segue una sensazione di caldo intenso con dolori alla schiena e agli arti così forti da produrre un intenso stato di irrequietezza. Il dolore raggiunge una tale intensità che il paziente ha la sensazione che le ossa stiano per rompersi; egli però non suda. In tali casi Eupatorium perfoliatum procura un rapido sollievo. Le dosi devono essere ripetute ogni qual volta il dolore o la nausea ritornino.

Tag: aria fresca, intestino, Intossicazioni e avvelenamenti, Rimedi Naturali per

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AVVELENAMENTO DA CIBO

giovedì, giugno 4th, 2009

Consideriamo ora alcuni casi di emergenza meno gravi, quali l’ avvelenamento da cibo che consiste in un attacco improvviso di vomito e diarrea. Questo generalmente viene chiamato avvelenamento da ptomania. Si manifesta con un improvviso stato di nause, vomito del cibo ingerito, una marcata debolezza, la bocca arida, un terribile stato d’ ansia e irrequietezza, qualsiasi cosa si ingerisca brucia nello stomaco e ritorna su. Bere qualche sorso di acqua tiepida può recare sollievo, come pure l’ applicazione esterna di oggetti caldi sullo stomaco. A questi sintomi si possono associare crisi di dissenteria con tenesmo e bruciore anale. Spesso la causa risale al fatto di aver mangiato animali avariati, salsicce e carne andata a male, che specie se mangiate al ristorante vengono facilmente camuffate con vari condimenti. Anche l’ acqua ghiacciata e il gelato possono causare gli stessi sintomi. Arsenicum deve essere somministrato ogni volta che tali sintomi si manifestano: il risultato sarà rapidissimo.

Tag: cibo, emergenza, Intossicazioni e avvelenamenti

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VELENI

giovedì, giugno 4th, 2009

L’ intossicazione da veleno dovrebbe essere trattata sia con l’ antidoto chimico capace di eliminare e neutralizzare l’ azione del veleno, sia con i farmaci per lo chock.
Se non ci sono segni di bruciatura alle labbra o alla bocca, si prescriva un emetico, quale un cucchiaio da tavola di senape in mezzo litro di acqua tiepida o di sale in un bicchiere tiepida, continuando la somministrazione fino a che il paziente non vomita. Se invece le labbra e la bocca sono bruciate dal veleno, non si deve somministrare alcun emetico, ma bisogna ricorrere ad un antidoto neutralizzante.
Se il veleno ingerito è un acido, si devono somministrare grandi quantità di alcali, ad esempio l’ acqua di calce e un cucchiaino di gesso, di biacca o di magnesia; se, invece, se il veleno è un alcale, bisogna dare aceto o succo di limone diluiti in quantità uguale di acqua.
Gli avvelenamenti da acido carbonico o da lisolo, richiedono antodoti come i sali di Epsom o di Glauber, sciolti in un bicchiere di acqua o di latte. Nell’ avvelenamento di iodio è bene somministrare amido mescolato con acqua, oppure farina fine di grano o fecola dell’ aurundinacea in gran quantità; queste infatti trasformano chimicamente lo iodio velenoso in un innocuo sale iodato.
Negli avvelenamenti da fosforo bisogna somministrare sali di Epsom e do Glauber, nella proporzione di un cucchiaio da tavola in un bicchiere d’ acqua. Si deve fare attenzione a non somministrare alcuna specie di olio o di grasso.
Nell’ avvelenamento da alcool il paziente deve essere tenuto caldo e riparato per cercare di prevenire la polmonite che può essere, in questi casi il risultato di un’ esposizione all’ aria; può rendersi necessaria anche una lavanda gastrica. Ledum, somministrato per via orale neutralizza l’ effetto del whisky e Coffea in diluzione è di grande aiuto per smaltire la sbornia.
Nei casi di avvelenamento, lo stato di shock va trattato con il riposo, con borse di acqua calda e bevande calde, non appena il paziente riprende conoscenza; inoltre se il paziente è ansioso, spaventato, inquieto e impaurito, come in genere avviene se ha ingerito il veleno per caso, si deve somministrare Aconitum per via orale; se il paziente è isterico e lacrimoso, Ignatia; se è in stato di abbattimento e comatoso, Arnica.
Alcuni veleni si possono neutralizzare risomministrandoli in diluzione, come ad esempio, Phosphorus nel caso di avvelenamento da fosforo, o Arsenicum in un avvelenamento da arsenico. In caso di avvelenamento acuto è però opportuno occuparsi dell’ eliminazione e della neutralizzazione chimica della sostanza.
Il morso dei serpenti si deve trattare applicando sulla ferita una soluzione di permanganato di potassio e procedendo alla legatura del braccio o della coscia nella zona tra la ferita e il cuore mediante cinture o strisce di stoffa o con una pinza emostatica di fortuna intorno all’ arto, per arrestare la circolazione. Bisogna tenere la pressione della legatura costante per 15 minuti, poi allentarla per un minuto e stringerla nuovamente. Se il paziente è cosciente è opportuno somministrargli del caffè forte. Nei casi di morsi di serpenti, se si è a conoscenza del tipo del veleno, lo si somministri alla terza diluizione; ad esempio, per il morso di cobra, Naja, per quello del Surukuku sud-americano, Lachesis, ecc. Vipera alla dodicesima diluizione nel morso della vipera Britannica.

Tag: acido carbonico, acqua, epsom, fosforo, glauber, Intossicazioni e avvelenamenti, latte, lavanda gastrica, ledum, succo di limone, veleno, whisky

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