Archive for the ‘Patologie’ Category

DESIDERIO SESSUALE CARENTE

giovedì, giugno 18th, 2009

Il desiderio sessuale viene alimentato da una vita sessuale individuale o di coppia appagante. Il basso desiderio sessuale negli uomini spesso ha luogo da frustrazione e disagio nati da disfunzioni sessuali, soprattutto da problematiche nelle erezioni. Ma le cause possono nascere anche da una patologia organica, da effetti collaterali di farmaci, depressione, abuso di alcol, abuso di droga, stati d’ ansia, carenza di energia, problemi all’ interno della coppia o della famiglia o preoccupazioni legate al lavoro. E’ utile inquadrare il problema affrontando il fattore che impedisce il desiderio sessuale.

Diversi soggetti maschilli sofferenti di eiacualazione precoce vivono il proprio problema erroneamente, incrementando ansia anticipatoria, angoscia che li conduce inevitabilmente ad evitare incontri sessuali.
Il desiderio sessuale carente non è da prendere sotto gamba, in quanto reprimere l’ attività sessuale non fa altro che dare luogo ad un vortice di negatività.
Il testosterone è l’ ormone che domina la libido sessuale, agisce con un processo chiamato “feed-back”, l’ attività sessuale alza i livelli di questo ormone che a sua volta si ripercuotono sul desiderio stesso, al contrario nervosismo e astensione dai rapporti sessuali fanno calare il livello di testosterone.

Non vivete le vostre prestazioni cercando e sperando di avere un ottima performance, cercate invece di stabilire un’ intimità con la vostra partner che permetta alla coppia di raggiungere appagamento e soddisfazione.

Essere ottimisti ristabilizzerà il desiderio sessuale ed una vita sessuale regolare ed appagante vi sarà d’ aiuto.

Tag: Dell'uomo, desiderio sessuale, disfunzioni sessuali, patologia, testosterone, uomini, vita sessuale

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DONNE: ORGASMI ED EIACULAZIONE PRECOCE

mercoledì, giugno 17th, 2009

Gli uomini spesso si lamentano del fatto che le donne non riescono a raggiungere l’ orgasmo durante i rapporti sessuali, questa non è però una anomalia ma solo una normale variante sessuale femminile, che è molto più ampia e piena di sfacciettature rispetto a quella maschile.
Questo non significa che sia migliore o peggiore, solo che mentre l’ uomo ha un orgasmo durante ogni rapporto, la donna è in grado di averne diversi o nessuno sia durante la penetrazione che nei preliminari.

Bisogna accettare con tranquillità le variazioni tra i due sessi, senza aspettarvi l’ orgasmo della partner durante la penetrazione in quanto solo una donna su quattro in verità lo ha.

Le statistiche affermano che poche donne sono orgasmiche al 100%, del resto il piacere sessuale della donna non è racchiuso solo nell’ orgasmo.

Sono in maggioranza le donne che raggiungono più facilmente un’ orgasmo con la masturbazione manuale, orale o di falli, piuttosto che con la penetrazione del pene.

Per questi motivi è normale che il sesso femminile arriva all’ orgasmo con pratiche di stimolazioni durante i preliminari, mentre quello maschile lo raggiunge durante il coito.

Per creare nella coppia una situazione che vi agevoli e vi porti benefici potendo affrontare così più serenamente il problema dell’ eiaculazione precoce dovete comprendere pienamente i tempi e i modi della sessualità della vostra partner, che deve esprimere le sue voglie in totale libertà.

Cercare di omogeneizzare la coppia tenendo presente le preferenze sia dell’ uno che dell’ altro, senza assumersi la responsabilità della soddisfazione sessuale di entrambi, la vostra partner conosce la propria sessualità più di chiunche altro.

Un tempo la definizione di un uomo era colui che era in grado con la sola penetrazione di far durare il rapporto sino a che la donna non raggiungeva l’ orgasmo.

Oggi essere buoni amanti significa capire la donna, esaudire le sue richieste sessuali, guidare e lasciarsi guidare, trasportare con entusiasmo le proprie emozioni ed essere predisposti a riceverne, alimentando così il desiderio nella coppia e aumentando il risultato complessivamente.

Ricercate movimento, ritmo e posizioni che diano soddisfazioni alla coppia, lasciatevi andare seguendo l’ onda del piacere, sarà il segreto per un ottimo sesso, perchè il piacere di uno sarà anche il piacere dell’ altro.

L’ orgasmo delinea il punto più alto del piacere, ma non finisce tutto con l’ eiaculazione: è il momento dell’ intimità, dove l’ uomo dovrà essere disponibile a comprendere bisogni emotivi della donna.

Se la vostra compagna raggiunge l’ orgasmo durante il coito è sicuramente un dato positivo, ma se non si dovesse arrivare a questo risultato non dev’ esservi motivo di frustrazione per nessuno.

Un buon motivo per curare l’ eiaculazione precoce è quello di portare beneficio alla coppia e non certo quello di dimostrare un qualcosa solo a sè stessi o solo alla propria compagna.

Lo scopo di migliorare il vostro controllo nell’ eiaculazione è quello di apportare miglioramente in tutta la sfera sessuale: libido, orgasmo, coito, erotismo.

Tag: amanti, capire la donna, coito, controllo eiaculatorio, Dell'uomo, Della Donna, eiaculazione precoce, orgasmo, penetrazione, sessi, sport, uomini, uomo

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DONNA: PARTNER DI UN EIACULATORE PRECOCE

mercoledì, giugno 17th, 2009

La donna con un partner che soffre di eiaculazione precoce subisce notevoli cambiamenti nella sfera sessuale, il suo desiderio va diminuendo gradualmente.
Conseguenze date dalle diverse volte in cui lei molto eccitata non riesce ad arrivare al piacere culminante, all’ orgasmo.
Per questo motivo preferisce non avere rapporti, proprio per evitare insoddisfazioni e situazioni brutte sia prima che dopo l’ atto sessuale.
La sua libido e interesse verso il sesso subiscono cali che la porterà ad inventare pretesti per non avere rapporti.
Tutto ciò non farà altro che incutere ancora più ansia e angoscia nel partner.

Comunemente la donna subisce un’ altra fase critica, ed è quella in cui lui non la tocca, non ci sono nè giochi, nè carezze, situazione che non la portano ad eccitarsi nel modo che vorrebbe, in poche parole lui la penetra senza preliminari.
Questo perchè l’ uomo concedendosi alla donna con situazioni pre-penetrazioni troppo lunghe nel 99,99% dei casi eiaculerà addirittura ancor prima di penetrarla.

Tag: Della Donna, libido

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EIACULAZIONE TEMPI E AUTOCONTROLLO

mercoledì, giugno 17th, 2009

QUAL’ E’ IL MOMENTO GIUSTO PER EIACULARE?

Il buon proposito di un rapporto sessuale è che l’ uomo quanto la donna provi piacere, coinvolgimento e soddisfazione nel raggiungere l’ orgasmo.
Tutto ciò deve accadere indipendentemente dal tempo di eiaculazione dell’ uomo, l’ obbiettivo principale è che tutto ciò avvenga mentre la donna raggiunge l’ orgasmo o dopo averlo avuto.

Il problema dell’ eiaculazione precoce consiste nell’ incapacità di controllo che l’ uomo ha durante l’ atto sessuale.
Le cause possono derivare da diversi fattori psicologici o organici, a testimonianza di ciò esistono uomini che soffrono di questo disagio con alcune donne e non con altre.
Molti di questi problemi hanno luogo durante l’ età giovanile, spesso dovute ad un apprendimento scorretto dell’ attività sessuale.
Mentre tra i fattori organici la causa più presente dell’ eiaculazione prematura è l’ ipersensibilità del glande.

SI PUO’ CONTROLLARE L’ EIACULAZIONE PRECOCE?

Con il tempo, esercizio ed allenamento potranno portare al controllo eiaculatorio.
Questo grazie a dei movimenti pianificati e mirati alla rieducazione e alla disciplina dei muscoli responsabili dell’ eiaculazione.

Tag: atto sessuale, controllo eiaculatorio, Dell'uomo, disciplina, eiaculazione precoce, orgasmo, uomini, uomo

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TARASSACO

giovedì, giugno 11th, 2009

Volgalmente il Tarassaco è chiamato anche Dente di leone, Soffione, Piscialetto, Ingrassaporci, Bofarella, Cicoria selvaggio e Cicoria burda. Questa pianta nei prati artificiali considerata un’ erbaccia fastidiosa, rappresenta un’ erba medicinale preziosa per l’ umanità sofferente. Fiorisce in aprile e maggio lungo tutti i viottoli, nei prati e nei capi erbosi, un tappeto giallo di fiori che ogni anno ritorna ad entusiasmarci. La pianta evita i luoghi troppo umidi. La distinguono due caratteristiche molto appariscenti: essa giova contro le colecistopatie e le epatopatie. Se ne raccolgono le foglie prima delle fioriture, le radici in primavera e e gli steli durante la fioritura. Tutta la pianta è medicinale.
E’ buona abitudine in primavera di portare tutta la pianta in tavola come insalata o di preparare per la cena un’ insalata mescolata con patate e uova sode. In Yugoslavia, nelle loro case di cura, oltre le altre insalate fresche, agli ospiti viene servita spesso a tavola un’ insalata di Tarassaco. I medici, specialisti, affermano che il Tarassaco ha un’ ottima influenza sul fegato. Oggi è risaputo che gli steli freschi, ove se ne mangiano da cinque a sei al giorno, portano rapido sollievo contro l’ epatite cronica (dolore acuto e pungente fin sotto la scapola destra). Giovano altresì contro il diabete. Sarebbe opportuno che i diabetici ne mangiassero fino a dieci gambi al giorno durante il periodo della fioritura. Si lavano gli steli con l’ infiorescenza ancora attaccata, la quale viene poi asportata, e infine si mangiano gli steli masticando lentamente. Lo stelo in un primo momento ha un sapore amarognolo, è croccante e succoso e si presenta al palato come una foglia di endivia. Persone sempre malaticcie che si sentono stanche e svogliate, dovrebbero fare quindici giorni di cura a base di freschi steli di Tarassaco. Saranno sorpresi dall’ eccellente effetto ottenuto.
Gli stessi aiutano anche contro altri disturbi. Liberano dal prurito della pelle, dal lichen semplice e dagli sfoghi, migliorano i succhi gastrici e depurano lo stomaco da ogni sorta di sostanze tossiche. Riescono a sciogliere i calcoli biliari e stimolano l’ attività del fegato e della colecisti. Oltre ai sali minerali, il Tarassaco contiiene importanti principi medicinali e costituenti che sono utilissimi contro le malattie del ricambio. A causa della sua azione disintossicante sul sangue esso aiuta inoltre contro la gotta ed i reumatismi; i gonfiori delle ghiandole si riassorbono quando si riesce a seguire la cura degli steli frechi per tre o quattro settimane. Il Tarassaco porta a ottimi risultati anche nella cura dell’ itterizia e delle malattie della milza.
Le radici del Tarassaco, mangiate crude o sotto forma di tisana ricavata dopo l’ essicazione hanno un’ effetto disontissicante del sangue, aiutano la digestione e sono diuretiche, favoriscono la sudorazione e tonificano. Rendono fluido il sangue e sono considerate un ottimo rimedio contro la viscosità.
Tutti gli erbari riferiscono che le donne si servivano della tisana di foglie e radici come cosmetico. Con essa solevano lavarsi occhi e viso, sperando in tal modo di ottenere un viso pulito e puro.La pianta fa parte di quelli che non si riposano durante i mesi invernali e producono foglie anche durante i mesi freddi.
E’ buona abitudine ogni primavera, prepararsi uno sciroppo di fiori di Tarassaco, che ha un ottimo sapore e giova alla salute.
Questa preziosa pianta medicinale occupa un posto significativo nella medicina popolare. Purtroppo la maggior parte della genta la disprezza e vede in lei soltanto un’ erbaccia noiosa.

Modalità di preparazione
Tisana: Per una notte lasciar riposare un cucchiaino colo di Tarassaco in 1/4 di litro di acqua; il giorno appresso riscaldare il tutto fino all’ ebollizione e filtrarlo. Sorseggiare questo quantitativo una mezza ora prima e una mezza ora dopo la colazione.

Insalata: Prepararla di foglie e steli freschi e crudi.

Steli: Masticare lentamente e mangiare ogni giorno da 5 a 10 steli crudi e freschi.

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Tag: Aumento Energia, dente di leone, Disturbi allo stomaco, fiori, influenza, Intestino, Patologie, Rimedi Naturali per

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Depressione

lunedì, maggio 18th, 2009

Gli stati precedentemente indicati di ansietà, emotività, angoscia, sono molte volte innestati su un sottofondo di dolore morale, sfiducia in sè stessi, cioè da una depressione che nei casi più gravi può evolvere verso uno stato di indifferenza affettiva completa del paziente. Non è certo di queste ultime forme che possiamo prenderci cura con speranza con qualche successo, poichè si tratta di vere e proprie malattie mentali che dal punto di vista erboristico non trovano rispondenza in alcun rimedio, e rappresentano per la stessa medicina un problema molto serio. Nei casi invece in cui la depressione non raggiunge questo livello e si manifesta come sintomo aggiuntivo e dominante nel quadro di uno stato ansioso, noi possiamo ricorrere a delle erbe o piante contenenti essenze aromatiche, specialmente del genere della Labiate, come la Lavanda, che hanno azione sulla corteccia cerebrale in senso antidepressivo. Useremo la tintura di Lavanda (da preparare al 20% con alcool di 70°) in ragione di 20-25 gocce due volte al giorno. Questo rimedio sembra dare risultati più evidenti nella donna.

Nell’uomo invece allo stesso scopo useremola tintura di Coriandolo (Coriandrum sativum) o meglio dei suoi frutti. La prepareremo nello stesso modo al 20 per 100 e ne useremo ugualmente 20-25 gocce due volte al giorno.

Come si vede al nostro arsenale terapeutico in queste forme non è molto ricco. Varrebbe tuttavia sempre la pena, prima di ricorrere agli psicofarmaci, provare questi rimedi che sono, tra i pochi, quelli che hanno il conforto di una certa esperienza medica positiva.

Tag: corteccia cerebrale, depressione, erbe, malattie mentali, Patologie, piante

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Ansietà

lunedì, maggio 18th, 2009

Con questa unica parola intendiamo comprendere molte altre espressioni, quali l’emotività, l’angoscia, l’agitazione, il nervosismo, gli stati di collera, di irrequietezza, di tensione nervosa, poichè se terminologicamente queste parole possono avere un significato diverso, sostanzialmente definiscono delle condizioni che hanno in comune la medesima matrice e, più generalmente, non sono altro che modi individuali di manifastare un cedimento di autodominio e di sicurezza in sè. Se certe distinzioni possono avere almeno teoricamente una qualche importanza per una scelta sofisticata di un farmaco della medicina corrente, agli effetti erboristici invece sarebbe pretenzioso e privo di senso concreto il dire altrettanto. Si può dire che tra le erbe abbiamo dei rimedi ansiolitici, cioè depressori e calmanti, tra i quali primeggiano gli stessi che abbiamo osservato parlando dell’insonnia, perchè la loro azione è fondamentalmente la stessa e l’unica variante la potremo apportare noi usando dosi diverse, vale a dire dosi singolarmente più leggere e distribuite nel corso della giornata anzichè concentrate nell’unica somministrazione serale.

Certamente oggi la medicina, che dovrebbe avere come più alto compito quello di guidare anche la scelta del modello di vita più conforme all’umanità (intendiamo per medicina l’arte in cui filosofia, biologia, e scienza dell’uomo si condensano per procurare a questi una vita che rispetti e gli mantenga un giusto equilibrio di serenità fisica e psichica) non fa invece che rimettersi alle scelte altrui e cerca semmai di adattare l’uomo come una macchina alle assurde contingenze che altri predispongono. Nascono i tranquillanti, quelli che rasserenano di più o di meno, quelli che fanno dormire e quelli no, quelli che danno anche una carica euforizzante o meno, ed ancora quelli che diminuiscono l’angoscia ma non i riflessi, o gli altri che alterano un pò i riflessi ma consentono di restare lucidi.

Ce n’è per tutti i gusti, sino a preparati tuttofare, veri e propri paradisi in pillole, polizze assicuratrici contro i danni di una vita assurda. E nulla da dire circa la scientificità degli studi che portano a scoprire molecole con azione selettiva su una zona o l’altra di quei centri nervosi che presiedono agli stati di coscienza: la strada di questa scienza è aperta per adattare l’uomo a subire ogni insulto, ogni programma di esistenza innaturale che gli venga imposto, modificandone la sensibilità, senza mai mettere un freno agli insenati artefici di distruzione della vita stessa.

Dopo questa scivolata su un tema che di per sè ci condurrebbe troppo lontano, torniamo ai nostri tranquillanti vegetali; così chiameremo i rimedi naturali che abbiamo già esaminato ed utilizzeremo con questo criterio:

Il Luppolo, di cui potremo fare un infuso al 2 per 100, cioè 2 grammi per una tazza e berne due tazze al giorno, una al mattino e una al pomeriggio. Delle tinture ci regoleremo su 20-30 gocce due o tre volte al giorno.

Il Biancospino potrebbe essere indicato nelle forme più leggere. L’infuso lo faremo di 2 grammi per tazza, prendendone 2-3 tazze al giorno; della tintura useremo dosi di 40-50 gocce due volte al giorno.

La Valeriana, il cui infuso (radice fresca) lo prepareremo con un grammo su 100, ripetibile due o tre volte al giorno. Di gocce della tintura ne useremo 30-40 due volte nella giornata, secondo necessità.

Altrettanto diremo della Passiflora, il cui infuso lo faremo con 1 grammo ripetibile 2 0 3 volte al giorno e la cui tintura useremo analogamente in dose ridotte e frazionate.

Idem dicasi per il Ginestrino, infuso e gocce a dose ridotte e piuttosto ripetute 3-4 volte al dì.

A questi possiamo aggiungere altre 3 o 4 voci di un certo interesse, meno note ma da tenere presenti.

Il Tiglio (Tilia platyphillos), per infuso di 2 grammi di fiori su una tazza, di cui 3 al giorno. Meglio ancora la tintura in alcool di 30°, al 20%, da 20 a 50 gocce due o tre volte al giorno. Per avere l’alcool di 30°, col solito sistema che abbiamo già visto, partite da 310 grammi di alcool a 95° più acqua sino al litro.

Il Tiglio ha proprietà sedative leggere. Recenti studi sulle sue gemme, messe a macerare allo stato fresco in glicerina diluitaq con alcool, ed usate così come la tintura, avrebbero messo in evidenza una ben mggiore attività del genere sia sui centri del sonno, sia sulla regione cortico ipotalamico, tali da farlo considerare in questa forma di preparazione come un ottimo ansiolitico. La miscela di glicerina diluita con alcool riuscirebbe a far estrarre meglio i principi attivi delle gemme. Questo procedimento viene applicato ad altre erbe e piante medicamentose, e costituisce un metodo nuovo e migliore di sfruttamento dei loro poteri. Contentiamoci, per quanto ci riguarda diprocedere col sistema più semplicedell’alcool, ed otterremo ugualmente qualche buon risultato.

Anche il Salice Bianco (Salix alba) o meglio la sua corteccia, in forma di tintura al20 per 100 in alcool di 20° ed a dosi di 30 gocce due volte al giorno è dotato di potere sedativo.

Ricorderemo ancora la Melissa (Melissa officinalis), anch’essa come sedativo più indicata in tintura (non solo per praticità, ma perchè più ricca di principi attivi). La tintura si fa sempre al 20% con alcool di 70° e si da in dose complessiva di 30-50 gocce al giorno, prese in 2 o 3 somministrazioni.

Così come abbiamo visto per l’insonnia, con queste tinture si può procedere ad una mescolanza in parti uguali, ad esempio con tre di esse, e regolarsi con un dosaggio complessivo giornaliero variabile da 30 a 60 gocce, da assumere in due o tre volte. In queste associazioni è consigliabile che una delle tre o quattro sostanze sia sempre rappresentata dalla Valeriana o dalla Passiflora, per la loro più netta azione sedativa nei confronti delle altre che abbiamo citato.

Tag: agitazione, ansietà, erbe, gocce, infuso, insonnia, medicina, naturale, nervosa, nervosismo, Patologie, rimedi, rimedi naturali, scienza, uomo, Vale

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Insonnia

venerdì, maggio 15th, 2009

Non sarà del tutto inutile ricordare che il sintomo insonnia, così frequente e diffuso, per il quale la maggior parte delle persone reclama l’esigenza di un sonnifero senza tanti preamboli, può avere cause diverse, alcune delle quali corregibili o con un pò di buona volontà, ed altre per le quali può effettivamente essere necessario ricorrere a qualcosa che agevoli o induca artificialmente il sonno.

Tra le cause correggibili si devono ricordare i pasti abbondanti, le intossicazioni da caffè, fumo, gli eccessi di stapazzo intellettuale ed ogni altra irregolarità o disordine che noi mettiamo nella nostra giornata, nelle nostre abitudini, a danno dei nostri nervi, anche quando ne potremmo fare a meno.

Tra quelle dovute a malanni veri e propri, gli stati di ipertiroidismo, certi disturbi cardiaci, respiratori, o le affezioni dolorose a tipo reumatico, nevralgico. E qui è evidente che la cura maggiore la si dovrà avere per il disturbo causale.

Infine viene il vasto gruppo delle insonnie dovute a sindromi psichiche o emotive, le nevrosi, le distonie neurovegetative, ecc. E qui,  dal nostro punto di vista, sarebbe perfettamente inutile voler fare delle destinzioni fra una forma e l’altra, cosa che in pratica del resto, a nulla serve e nemmeno viene tenuta di conto nemmeno dalla terapia corrente. Se da una parte noi continuiamo a proporre i soliti sedativi quali madre natura ce li presenta, non crediamoci poi tanto in difetto, perchè palliativi sono i nostri, e altrettanto lo sono i farmaci industriali, questi ultimi dotati di azione più forte, d’accordo, ma proprio per questo responsabile di indurre un peggioramento di quelle condizioni che stanno alla base del sintomo insonnia. Il sistema nervoso infatti vi si abitua, non ne può più fare a meno, perchè la sua soglia di eccitazione viene ad abbassarsi ed esso ha bisogno sempre maggiore di quella determinata sostanza per restare quieto. Tutto ciò, proprio come avviene per qualunque droga, dalla quale il paziente dovrà sempre dipendere, senza scampo, perchè non gli si è più offerto il modo per riequilibrarsi naturalmente e di rimediare in certa misura con le proprie risorse ad una determinata situazione.

Questo rilievo, naturalmente vale per quanto si verifica nella stragrande maggioranza dei casi ed è un punto di accusa che si può rivlgere in molte altre occasioni all’indirizzo della metodica scientifica ufficiale, che inorgoglita dalla potenza dei farmaci ed asservita al consumismo, rischia quotidianamente di ledere le strutture più preziose e delicate del corpo umano pur di distruggere sistematicamente un sintomo e far star zitto l’individuo, per il quale non ha più tempo da perdere. In sostanza, l’indirizzo umanistico della medicina va a farsi friggere ed il malato assume sempre più la configurazione di una macchina da aggiustare, magari con una riparazione provvisoria, purchè si rimetta in circolazione e non ingombri il traffico veloce del suo prossimo.

Per trattare un’insonnia, prima di ricorrere ad altri mezzi conviene sempre provare qualche preparazione semplice, come una delle seguenti:

Il Luppolo (Humulus lupulus), con i cui i fiori si può fare un infuso di 4 grammi su una tazza di 100 grammi di acqua, da bere la sera tardi. Se si volesse prepararne la tintura, questa si fa con 20 grammi di fiori su 100 di alcool a 40°, e si prende in dose di 20 e più gocce (sino a 50) la sera prima di coricarsi.

Il Biancospino (Crataegus oxiacantha), il cui infuso di fiori si prepara con 3 grammi in 100 di acqua, da lasciare in infusione per 20 minuti, e da bere tutto in una volta la sera tardi. E’ un buon sedativo. La tintura si prepara con 20 grammi su 100 di alcool a 60°, lasciando macerare una decina di giorni, se ne prenderanno 60-80 gocce alla sera prima di coricarsi.

La Valeriana (Valeriana officinalis) è una delle piante più note anche alla medicina corrente per le sue proprietà sedative. Ha due inconvenienti: l’odore nauseoso che non tutti sopportono e la facilità a perdere le sue proprietà con l’essicagione. Se se ne avesse la radice fresca, la si potrebbe usare per infuso, circa 2 grammi su 100 di acqua. Ma sarebbe sempre meglio prepararne la tintura, sempre con 20 grammi di radice fresca su 100 di alcool di 70°, da prendere in dose di 50-60 gocceprima di andare a letto.

La Plassiflora (Plassiflora coerulea) è un altra pianta ben conosciuta al riguardo, ed anch’essa, come la Valeriana, rientra tra i componenti di varie specialità sedative di uso medico. Per l’insonnia occasionale, se ne può fare l’infuso di 20 grammi di fiori su 100 di acqua bollente, lasciando infondere per un quarto d’ora prima di bere, alla sera. Ma le solite ragioni di praticità consigliano di prepararne la tintura, sempre al 20% con alcool di 60°, e di prenderne 40-50 gocce prima di dormire.

Un altro buon rimedio ce lo fornisce il Ginestrino (Lotus corniculatus), o meglio i suoi fiori, il cui infuso occasionale si può fare un pò concentrato, con 10 grammi su 100 di acqua , da bere tutto in una volta, sempre la sera. Se ne potrebbero prendere anche due tazze, senza timore. La tintura si prepara con 20 grammi di fiori su 100 di alcool di 60°, e si prende in dose di 30-50 gocce per sera.

Chi volesse mescolare tutte o alcune gocce di queste tinture, potrebbe trarne maggior vantaggio (sinergismo d’azione), associandole in parti uguali, ed usarne poi in ogni caso una dose che può variare dalle 20 alle 50 gocce per volta, nel solito modo. Il dosaggio è individuale, ma converrebbe sempre provare con dosi basse, anche se la stessa dose massima potrebbe arrivare alle 60-70 gocce, senza timore.

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Prostatite

venerdì, maggio 15th, 2009

L’infiammazione della prostata, nel novanta per cento dei casi, è dovuta ad infezione blennoragica. Gli altri casi sono ad infezione dai germi i più diversi, tra cui frequente il colibacillo.

Si tenga dunque presente che di fronte ad un quadro acuto di dolori in regione perineale che aumenta con la defecazione, con senso di peso e gonfiore, febbre, viva difficoltà ad urinare, resta sempre da chiedersi prima di tutto di che infezione si tratti e di conseguenza rivolgersi almedico, prima di iniziare qualunque trattamento erboristico che in ogni caso non potrebbe essere che generico. Il medico molto probabilmente prescriverà un trattamento antibiotico oppure, se la cosa degenerasse sino al prodursi di un ascesso prostatico, non potrà che indicare la necessità di un intervento chirurgico. Ecco perchè, anche in questo caso, abbiamo voluto mettere in guardia il lettore profano da eventuali passi falsi. Si può è vero, cercare di aiutare anche subito il paziente con alcuni provvedimenti che diano un certo sollievo, ma è inutile sottolineare quanto sarebbe imprudente, avendone la possibilità, non ricorrere anche a quanto la medicina ufficiale può dare oggi in campo di terapia antinfettiva.

Consigliamo di seguire accurate norme igieniche e dietetiche, giovano inoltre i semicupi caldi, il riposo, l’astensione dai rapporti sessuali.

Per la cura, l’Equiseto, l’Erica, la Betulla sono le piante di prima scelta cui ci rivolgeremo. Rivediamone la preparazione e l’uso Equiseto; decotto di 60 grammi per litro, da bollire mezz’ora, tre o quattro bicchieri al giorno. Erica: decotto cime fiorite, 20 grammi per litro, bollire per tre quarti d’ora, tre o quattro bicchieri al giorno. Betulla: infuso di 40 grammi per litro, raffreddare sino a 40° ed aggiungere un grammo di bicarbonato di sodio, tre tazze al giorno.

Altrimenti, si potrà ricorrere all’Uva ursina, o ancora alla Verga d’Oro.

Tag: Patologie

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Ipertrofia prostatica

venerdì, maggio 15th, 2009

L’ingrandimento della prostata, entro verti limiti, è normale nell’uomo anziano, tuttavia quando questa ghiandola diventa troppo grossa, oltre a determinare disturbi più o meno notevoli, diventa essa stessa causa di maggior invecchiamento della persona, per il ristagno delle urine che viene a causare favorendo il riassorbimento del sangue  di quelle sostanze tossiche di rifiuto (azoto) che normalmente devono essere eliminate. Un giro vizioso, dunque, che molto spesso richiede l’operazione chirurgica. L’operazione consiste nell’ asportare, sgusciandola dalla sua sede, questa ghiandola, al che consegue un notevole miglioramento di tutto lo stato generale dell’individuo, oltre alla scomparsa ovviamente dei disturbi urinari.

Se qualcosa si può fare in questi casi, è soprattutto riguardo ad una cura preventiva o conservativa, quando il paziente comincia ad avvertire  i primi disturbi. Questi consistono inizialmente nel frequente bisogno di urinare, con emissione di scarse urine, senso di peso alla vescica, perchè appunto la vescica non si vuota mai completamente, e va da sè che la cosa può pregredire sino alla necessità di dover provvedere con il catetere per urinare.

Limitandoci alla cura di questo stato iniziale, diciamo subito che il paziente dovrebbe limitarsi molto nel mangiare, nel bere, nell’evitare strapazzi fisici, sbalzi di temperatura. Si tratta di cambiare di molto le proprie abitudini, rinunciando non solo alla quantità di cibo ma alla qualità. Smettere di bere il vino, evitare droghe, spezie, salumi, formaggi fermentati, cibi pesanti; fare al contrario molto uso di acqua, verdura, frutta, cibi in bianco; è  certo un sacrificio. D’ altra parte se ben consideriamo tutto ciò, prostata a parte, potrebbe essere una buona occasione per chi se la sentisse, per iniziare a vivere ed alimentarsi in un modo ben più conforme a questa terza età, con benificio di tutto l’organismo.

Premesso questo, che in ogni caso, in misura maggiore o minore, bisognerà attuare per ottenere qualche risultato,passiamo alla cura.

Due sono le vie da seguire: da un lato agire nei limiti del possibile contro l’ingrossamento e la sclerosi della ghiandola (ingrossamento che non a torto viene definito “adenoma prostatico”, richiamando alla mente una neoformazione sia pure benigna di questa ghiandola). Dall’ altro agire sulla congestione della ghiandola stessa e delle zone circostanti.

Per quanto riguarda il primo problema è vero che non disponiamo di molti mezzi. Tuttavia, considerando che a riguardo anche nella medicina ufficiale non vi sono grandi possibilità, sarebbe utile non trascurare un tentativo erboristico. Vi sono due piante da tenere presenti; una di queste è la Thuia (Thuia occidentalis). Vari autori, soprattutto francesi, l’hanno trovata utile a questo riguardo e noi potremmo usarne la tintura. Al solito se non la trovassimo presso la Farmacia, laprepareremmo per conto nostro, usando i ramoscelli giovani e secchi. Una buona erboristeria potrebbe averli e nel caso non li avesse ci arrangeremo per conto nostro cercando la pianta in qualche parco o giardino e facendone poi seccare queste parti al sole o presso un forno o una stufa ma non a più di 30-40 gradi. Faremo poi macerare 20 grammi del prodotto secco su 100 di alcool a 70° per una quindicina di giorni ed avremo ottenuto così ottenuto una tintura che se anche non è perfetta sarà sempre utile ed efficace alla solita condizione di usarla regolarmente in dose di 15 gocce due volte al giorno un’ora prima dei pasti, per cicli di cura di almeno un mese su due.

Un’altra pianta che almeno nell’esperienza recente di autori stranieri è stata trovata efficace nella cura dell’adenoma prostatico, sempre appartenente algenere delle conifere è la Sequoia Gigantea, originaria del Messico e della California, vero albero gigantesco che può arrivare sino a 100 metri di altezza. Nella nostra erboristeria tradizionale non è conosciuta e sarebbe inutile ricercarla presso le normali fonti anche perchè di questa pianta interessano le gemme, o meglio il loro estratto macerato in glicerina. Per procurarsi tale preparato non resta dunque che rivolgersi ad una Farmacia che disponga della linea Omeopatica, dove il rimedio viene fornito in dosi pressochè vicine a quelle di una tintura attenuata e in gocce da prendersi in quantità di 30 una sola volta al giorno mezz’ora prima di uno dei pasti quotidiani. Questo rimedio agisce particolarmente a livello della prostata ma influenza anche tutta la persona con uno stato di benessere fisico e morale per cui è di ottimo valore sul piano geriatrico.

A puro titolo di curiosità aggiungeremo che vi sarebbe un’altra pianta da noi per ora non reperibile, originaria della Virginia, che è come un ortensia a forma di albero e che si chiama Hidrangea. Di questa sarebbe utile la tintura al 10%, 10-15 gocce due volte al giorno prima dei pasti.

Limitiamoci in pratica alle prime due piante e passiamo ora ad esaminare con quali rimedi possiamo agire sulla congestione prostatica. Qui le nostre possibilità aumentano poichè possiamo valerci di diverse erbe o piante facilmente reperibili cui anche se proprio non possiamo disporre dei rimedi citati prima varrebbe la pena di agire con questi altri. L’Ippocastano (Aesculus hippocastanum) utilizzato come vaso costrittore su tutto l’albero venoso particolarmente addominale, si presta bene anche qui in forma di tintura (20 grammi di scorza del frutto a macero su 100 di alcool di 75° per una decina di giorni) alle dosi già indicate: 15 gocce due volte al giorno prima dei pasti, 20 giorni su 30. Volendo fare il decotto (meno pratico per queste cure prolungate) si potrà prepararlo con 10 grammi di scorza su mezzo litro di acqua, a bollire per un quarto d’ora, lasciando poi infondere per altri 20 minuti; il tutto da bere durante il giorno in due o tre riprese, sempre lontano dai pasti. Sarà ancora più indicato nei soggetti che avessero avuto particolari disturbi venosi.

In tutti gli altri casi, e più ancora se vi fossero già segni di cistiti da ristagno urinario, sceglieremo piuttosto i diuretici ad azione antisettica, e qui ritroviamo la nostra Uva ursina. Ricordiamo che il decotto si fa con 15 grammi di foglie su 100 di acqua, per 10 minuti di ebolizione, e se ne possono prendere tre o quattro bicchieri al gorno.

In mancanza di questa, ripeghieremo sull’Erica (Calluna vulgaris), ne faremo il decotto con cimi fioriti, 20 grammi per litro, a bollire tre quarti d’ora; tre o quattro bicchieri al giorno.

Altra pianta cui ci rivolgeremo con fiducia è l’Equiseto (Equisetum arvense), decotto di 50 grammi per litro sino a riduzione a metà; due o tre tazze al giorno.

Utile ancora il decotto di Verga d’oro (Solidago virga aurea), 50 grammi di cimi fioriti per litro, lasciando infondere poi altre 12 ore; 4-5 tazze al giorno.

La cura può essere eseguita somministrando ad esempio un giorno la Thuia (o l’Ippocastano) e l’altro uno di questi rimedi ad azione diuretica antisettica, oppure facendo uso per 15 giorni di un rimedio e per altri 15 di un altro. Una regola fissa non esiste, e la condotta di cura deve essere guidata da costanza e regolarità. Come tanti altri, questi disturbi non si possono mai dichiarare guariti del tutto, perchè la loro tendenza naturale sarebbe casomai quella di peggiorare con la ruggine del tempo. Anche l’opportunità dell’intervento sarà da valutarsi caso per caso.

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